—Chi vuoi tu che compri questo povero animale? Torse lo sguardo ed il capo dal suo antico compagno al quale gli parea quasi farsi traditore, ed andò difilato ove alloggiavano gli uomini della compagnia del sig. Amico d’Arsoli. Nelle scaramucce che si facevano alla giornata sempre qualcuno ne rimaneva a piede. Fanfulla profferse il suo cavallo ad uno di costoro, e quantunque risoluto in tutto all’enorme sacrificio, gli rimaneva però nel cuore un resto di speranza, di non trovare chi volesse far il negozio per esser la bestia troppo sfinita. Ma in quel tempo non bisognava cercar cinque piè al montone, ed uno di que’ caporali, fu contento pagarlo trenta ducati. Il nostro povero amico prese i danari e presto se li mise in tasca. Levatane la chiave della stalla la diede al compratore, insegnandogli il luogo dov’era, tutto ciò senza guardarlo in viso, e si tolse di quivi sospirando e dicendo—È fatto

Questa somma, che in tempi ordinarj avrebbe dato le spese alla Lisa per più mesi, col caro, cagionato dall’assedio, non potea servire pel quarto del tempo.

Una circostanza s’aggiunse, che la fece struggere anche più in fretta. La Lisa s’ammalò. Tante agitazioni, tanti patimenti le infiammarono il sangue; le saltò una febbre gagliarda che per due settimane non la lasciò mai, e quando per le assidue cure della vecchia, di un medico dabbene, e più d’ogni altro del buon Fanfulla, fu rimessa in piedi, si trovò con poche forze e con meno danari. La vecchia non n’avea per sè, onde non potea darne. Fanfulla, senz’altra provvisione che la paga d’un fante, facea quel poco che poteva, ma se ciò bastava a non morire, non era abbastanza per poter campare. E la povera Lisa, conoscendo ch’egli viveva in disagio per cagion sua, gli nascondeva il proprio patire, il bisogno di cibo migliore e più abbondante, che per l’abito, la gioventù e le rinascenti forze, provava urgentissimo; in somma, la figlia di Niccolò nata e vissuta negli agi e nell’abbondanza d’ogni bene, imparava ora per la prima volta le terribili angosce della fame.

La vecchia che l’aveva raccolta in casa, detta la Niccolosa (l’arte sua era lavar pannilini, cucire e rimendare) era stata conosciuta da Fanfulla quando egli stava in S. Marco, chè spesso, per esser costei in tanta vicinanza del convento, le portava tovaglie d’altare ed altre biancherie. Tenendola per donna dabbene e d’amorevole natura, le avea messa in casa la Lisa, che accettata volentieri, fu del pari ben trattata finchè durarono i danari. Ma finiti questi, la povera vecchia venne a tali strette, che il suo proprio patire le toglieva di potere aver pietà dell’altrui. Salita un giorno nella cameruccia d’ella Lisa, con viso afflitto, ma con buoni modi, le dovette pur dire, che quanto alla casa sua ell’era contenta vi stesse, nè intendeva metterla in mezzo alla strada; ma quanto al vitto, pensasse a provvedersene.

—E come provvedermene? Pensò sospirando la Lisa, che da molti giorni viveva di poco pane ov’era più crusca che farina, e vedeva presso a finire la piccola provvisione che se n’era fatta. Panni di qualche valore, anella da vendere non ne aveva, chè era uscita di casa si può dire in sola camicia. Ed in tante miserie fosse almeno stata sola a soffrire, ma essa avea un figlio che dovea vivere del suo latte!

Il povero Arriguccio, che dipingemmo così bello, così colorito e pienotto, avea pur fatta in poche settimane la gran mutazione. Le membra tonde e sode s’eran, per dir così, liquefatte ed avvizzite. La pelle lucida e tesa un tempo pendeva ora floscia ed arrendevole a tutti i moti del fanciullo.

Ogni giorno la povera madre nel vestirlo o nello spogliarlo, lo guardava, lo veniva ricercando per tutta la persona cogli occhi umidi di pianto; ed ogni giorno le pareva si fosse consumato la metà; ogni giorno credeva trovare qualche ossicino più protuberante, e meno coperto del giorno innanzi. E sebbene questo decadimento non fosse tanto rapido quanto la materna sollecitudine l’immaginava, era però vero e continuo.

Per la nuova magrezza, e l’impossibilità di mutarlo spesso, chè la poverina non avea panni, la tenera e sottil pelle del bambino in molti luoghi ov’era più frequente l’attrito, s’era fatta rossa, e pareva presso a lacerarsi.