— Non lo voglio — disse con una voce tremante di emozione — riportalo a chi l'ha scritto, a quel pezzente vizioso, e se mi compari innanzi con un altro biglietto, ti faccio cacciar di casa, Carmela, te e la tua famiglia.

— Gli debbo dire quello che mi avete detto, signorina? — balbettò la servetta spaventata.

— Diglielo.

E le voltò le spalle, tutta vibrante ancora di sdegno, tutta commossa ancora dell'atto di volontà che aveva fatto. Per ritrovare la calma dovette passeggiare su e giù, in camera sua per un pezzetto, parlando fra sè, cercando di sfogarsi per riprendere equilibrio. Poi la cuciniera venne a cercarle la roba per il pranzo, perchè Cristina chiudeva tutto, sempre, e si metteva le chiavi in tasca. Entrò nella dispensa e con un cucchiaio di legno staccò un grosso pezzo di strutto bianco, da una vescica già sventrata: lo misurò con l'occhio, era una libbra. Tagliò da una forma di cacio di Sardegna una fetta da grattarsi per i maccheroni: da una scatola di latta, prese tre cucchiaiate di conserva secca di pomidoro.

— Che ha mandato papà, dalla piazza?

— Un chilo di alici e un chilo di carne, pel sugo dei maccheroni.

— Ci vorrà l'olio, per le alici.

Ma Cristina trasse prima da un grande armadio un cartoccio di maccheroni, prese la bilancia e pesò tutto il cartoccio. Era troppo, ne levò un fascetto, a occhio. Mentre si alzava in punta di piedi per prendere un fiasco di olio da uno scaffale alto, tutta la casa fu scossa da una detonazione, vicinissima.