—Dimmelo, papà, te ne prego. Era molto dispiacente di morire?
—Sì, perchè lasciava in terra una figlia.
—Le doleva, perchè lasciava in terra una figlia—ripetette quasi macchinalmente l'ammalata;—eppure… era una santa donna.
—Una santa, Silvia.
—Essa sel sapeva—riprese lei lentamente—essa sel sapeva. I figli non possono restare senza madre sulla terra.
Si assopì da capo. Il padre si sentiva soffocare in quella camera dove si respirava l'agonia ed uscì fuori: vi era del tragico in quella figura di vecchio colpito dalla disperazione.
Silvia si era assopita, ma la fierissima febbre rendeva leggiero il suo sonno: erano le sei e mezzo; il treno che veniva da Roma fu annunziato dal suo fischio. Essa si destò di soprassalto: era sola.
—Giunge il treno—disse come fra sè—giunge il treno… fa il suo compito… riparte.
Si alzò sopra un braccio e fissò nella penombra il candore della culla:
—Andiamcene, figlio mio—mormorò essa.