— Se fra dieci minuti non arriva il corriere con la farina, i soldati danno fuoco — venne a dire il maggiore.
[pg!77] — Non potete fare più nulla per noi? — chiese donna Cariclea.
— Più nulla, signora.
— Portar via questa piccolina? Io non mi dolgo di morire; vorrei salvare la bimba.
— Mi ucciderebbero con lei, signora.
— Che Dio ci assista, dunque — mormorò donna Cariclea.
E Dio li assistette. Un corriere da Cascano ritornò. Portava farina: poca, insufficiente, ma ne portava. Così le serve lasciarono di pregare e scesero in cucina, a fare i gnocchi, per i soldati.
Ma i soldati non vollero [pg!78] togliere le fascine: e la morte parve solo ritardata di qualche ora; si capiva che dopo il banchetto i soldati sarebbero diventati più feroci; non avrebbero conosciuto più ragione. Essi, nel cortile, tumultuavano; le povere serve, in cucina, manipolavano la pasta, instupidite; su, nello stanzone, il parroco aveva confessato e dato l'assoluzione a tutti i suoi parenti. La piccolina di donna Cariclea spalancava gli occhi, spaventata: ma non piangeva.
A un tratto il pesante martello del portone risuonò, tre volte sonoramente. Un silenzio profondo. Ma nessuno [pg!79] aprì. Tre altri colpi: e il battito del piede ferrato di un cavallo risuonò innanzi al portone.
— Chi va là? — chiese la sentinella, senz'aprire.