--O allora, allora, zia, come dovevate essere allegra!
--Allegra... molto. Facevo un matrimonio d'amore.
--Ed io?--esclamò, ridendo, Cecilia--faccio io un matrimonio diplomatico forse? Sono forse la principessa di Schwarzenbourg-Augustenbourg che sposa, senza conoscerlo, il principe di Assia-Darmstadt?
Rideva. La boccuccia rotonda, che difficilmente poteva star chiusa, col labbruccio superiore che si sollevava, era molto bellina nel riso. Ma ella guardò di sbieco verso un balcone che rimaneva nell'ombra, appena un'occhiatina e tacque, come se fosse colta da un pensiero. Ora piazzava le sottane nel cassone, inginocchiata dinanzi ad esso, piegando le sottane in due, disponendone accuratamente le pieghe perchè le balze riccie, i ricami, le trine onde erano guarniti non si sciupassero. Si fermò d'un tratto, sempre inginocchiata, coi due gomiti appoggiati sull'orlo del cassone, la testa fra le pugna chiuse.
--Zia, non abbiamo pensato ad una cosa molto seria. Io ho moltissime sottane corte, non ne ho che sei lunghe; di lunghissime nessuna; e sotto l'abito di broccato rosso che metterò? Se debbo andare ad un ballo, che metterò?
--Infatti... Dio mio, non si penserebbe mai a tutto in questi corredi! Come si fa ora?
Zia e nipote si guardavano, preoccupate, inquiete.
--Se rimettessimo a quest'altra settimana il matrimonio?
--No!--gridò Cecilia, balzando in piedi.--Penso che quest'anno non ballerò, poichè passeremo l'inverno in campagna. Cesare è stanco dei balli; io quindi ne sono stanca...
--Pare un romanzo, Cecilia.