--Annoiatevi con me, allora. La proposta è egoistica, non lo nego. Ma io mi moltiplicherò per farvi annoiare come al teatro. Se volete, aprirò il pianoforte, e vi suonerò le più gravi, le più soavi melodie del Lohengrin che dovreste ascoltare al San Carlo. Parlerò con voi di trine, di amoretti, di gite, di nastri come potrebbe farlo la vostra amica Evelina. Vi farò la corte scioccamente, come ve la potrebbero fare Giorgio, Arturo, Adolfo o Gino. Poi, in un intervallo finto, fingerò di venire io stesso a farvi una visita, e vi dirò quello che vi direi...
--Mi piacerebbe più quello che non mi direste.
--Tristi cose in verità--rispose lui con un accento profondo.
Vi fu un minuto di silenzio. Caso meraviglioso, la contessa Laura pensava. Ma si scosse:
--E la platea? Ci mancherà la platea. Chi farà da platea?--domandò.
--Che dice la platea di noi?
--Oh! una cosa molto volgare, Sanseverino. Che mi amate e che non v'amo.
--E soggiunge le ragioni, bella contessa?
--Non le soggiunge, perchè non ve ne sono. Si ama senza ragione e non si ama anche senza ragione. L'amore e l'indifferenza si rassomigliano.
--Voi proferite una frase mostruosa--disse lui placidamente.