--Egli mi ama; io lo amo. Non so come, non so perchè. È bello, di una bellezza calda, fulva, virilmente giovane. I capelli gli si piantano sulla fronte, possenti come la criniera di un leone. Gli occhi bruni affascinano. Al teatro mi guardava sempre. Attraverso le lenti dell'occhialino sentivo il suo sguardo che mi toccava e mi abbracciava, lasciandomi sul volto, sul collo, sulle braccia le stimmate della passione. Io credo di aver ceduto a un magnetismo, poichè mentre il capo mi pesava come se fosse coperto di piombo, il cuore si dilatava precipitosamente sotto l'urto del sangue. Ho baciato il mio fazzoletto. Egli m'ha visto e un pallore di trionfo ha scomposto il suo volto. Nelle scale mi ha aspettato, gli sono passata daccanto, ha osato stringere la mia mano nuda, ha rubato il mio guanto. Ha passata la notte sotto la mia finestra: io, alla finestra. Nevicava; non sentivamo il freddo. Da allora questa mia vita è diventata una tempesta di desiderii, di sconfitte, di dolori acuti, di gioie morenti: quando non lo vedo, va lentissima l'ora nell'intensa brama del rivederlo. Quando ci vediamo, restiamo l'uno di fronte all'altro, smorti, col cuore in tumulto, le mani brucianti, la voce strangolata: questo è l'impeto dell'amore che ci fa impazzire. Le sue lettere sono brevi, a frasi nette come un colpo di coltello, scritte a frasi dove vi è il sangue della vita, dove vi è l'eccitazione dei nervi, dove vi è lo scoppio furibondo di un amore supremo. Io l'amo come egli m'ama. Ambedue siamo torturati dall'amore, ambedue soffriamo le pene dei dannati per la gelosia che ci rode, ambedue rotoliamo, inebbriati di amore e di dolore, per una china dirupata dove a nulla possiamo rattenerci. Noi abbiamo le medesime folli e ammalate inclinazioni per i fiori rossi del papavero, per le cose cupe e tragiche, per i tramonti incendiati, per le albe sanguigne, per gli azzurri oltremarini, per le maremme pestilenziali sotto il sole, per i profumi violenti, per l'oro intarsiato che pare scorrere, fluido, liquido, sul fondo nero della lacca, per i grilli sfiniti che muoiono d'amore nel solco fumicante, per le farfalle nere che si abbruciano intorno al lume. Ci amiamo: è lui il mio poeta, sono io la sua dea. Con me, per me, piange le sue lagrime scarse e roventi; con lui, per lui, io trovo il mio sorriso scapigliato, inebbriante. Noi comprendiamo che per una sola cosa viviamo, ed è l'amore; che per una sola cosa moriremo, ed è l'amore. Sono nostri gli spasimi, le trafitture; i fremiti allo stringere lieve di una mano, i pallori incomposti, le convulsioni disperate. Lui distrugge la mia vita: io distruggo la sua...

Bruscamente si arrestò, stringendosi il viso fra le mani. Allora la terza parlò, quietamente, con una voce media, giusta, di una monotonia grave:

--Egli mi ama; io l'amo. Almeno, ogni tanto, me lo dico. Almeno, ogni tanto, mi sembra d'amarlo. Non ne siamo punto sicuri. Egli non ha mai creduto all'amore: io non vi credo da che lui ha fatto crollare la mia fede. Una giornata plumbea, in una sala di accademia, quando un oratore scalmanato cercava invano ispirare nel pubblico il suo falso entusiasmo, egli mi disse: Tutto questo è molto ridicolo. Moltissimo--gli risposi. Lui s'inchinò, soddisfatto di aver ritrovato una donna arida come lui. Non mi ha mai scritto lettere d'amore, non me ne scrive: io non gliene scrivo. Noi non crediamo alle lettere d'amore. Non mi ha dato nè i suoi capelli, nè un anello, nè un piccolissimo dono; mi disse che tutta questa roba non serve, e che va sempre a finire, in cucina, nella spazzatura. Quando io gli dico di amarlo, fa un sorriso d'incredulità, e mi risponde: Sai? non t'affannare, chè non ti credo. Quando gli giuro che gli voglio bene, egli mi lascia dire, poi mi soggiunge, sorridendo: Non giurare, non giurare, non giurare, tu non sai nulla; può darsi che tu non m'ami. Egli non impallidisce, non arrossisce, non cerca vedermi, non cerca sedersi accanto a me, non mi stringe la mano, non mi offre il braccio: la sua sola manifestazione è il sorriso, un sorriso freddo e lento. Egli non ha entusiasmi, mai. Non si scalda mai per nulla. Non comprende l'arte, non comprende la politica, non comprende la scienza, non comprende Dio: egli è un assiduo e calmo demolitore di quanto gli altri credono. È l'apostolo più sicuro dello scetticismo. Lui sostiene brillantemente la falsità delle cose, la falsità della natura, la falsità della virtù, la falsità della passione. Lui è forte, bello: nei suoi occhi grigi, quasi felini, vi è tutto il riflesso metallico della sua anima minerale. Egli rassomiglia all'acciaio. È d'un pezzo solo. Non hanno peso su lui nè sospiri, nè lagrime. Non ci erede. Contro lui mi spezzo. Dacchè l'amo, l'anima mia subisce la sua influenza, si trasforma. Quello che lui non crede, io non credo. Quello che lui vuole, io fo. Quando, in un momento di ribellione disperata, gli domando: Perchè mi vuoi bene, dunque? Egli esita, si conturba, mi risponde: Chissà! Non so: noi non sappiamo nulla. Io ripeto con lui: Noi non sappiamo nulla. Rimaniamo silenziosi, pensosi nello sconfinato dubbio di due anime inaridite...

Di nuovo il silenzio si fece. Niuno non lo interruppe più. Nell'ambiente caldo e bruno, si calmavano gli echi dei tre amori, così profondamente diversi fra loro.

Eppure era lo stesso uomo che le amava tutt'e tre.

Un Inventore.

--Ebbene, Ulrich, non mi rispondi?--chiese Lottchen, molto indispettita.

Egli stava ritto presso la finestruola archiacuta, dai vetri impiombati, guardando fisso nella viottola. Nell'ombra della sera che cresceva, il suo duro ed energico profilo teutonico si addolciva; e il corpo alto si curvava, quasi preso dalla stanchezza.