—Perché ci vieni allora?
—Eh…. così,—diceva egli enigmaticamente.
A lei passavano negli occhi delle lacrime brucianti: e tutti i fiori rosei degli oleandri intorno ondeggiavano. Egli guardava Maria pensoso, triste: forse ne aveva pietà, ma taceva. Camminavano ancora, ella con le braccia abbandonate, col bianco ombrellino che strisciava sul terreno fra le foglie secche e i fiori di oleandri caduti e quasi appassiti, con le spalle un po' curve, abbattuta da una infelicità che la vinceva anche nel fisico: egli accanto, sogguardandola, ma non trovando parole per confortarla. Ma nel fondo dell'animo di quella pallida donnina dai fini capelli castagni, dalle guancie un po' smunte, dalle fresche labbra, in fondo a quell'anima vinta e perduta per l'amore, esisteva una forza imperiosa di volontà. Ella rialzava il capo decisa ad accettare da quell'uomo che essa adorava, tutto quello che egli poteva offrirle, freddezza, antipatia, amicizia, tenerezza, omaggio di devozione, quello che egli sentiva e che ella non sapeva, non sapeva. Purché egli si lasciasse amare. Maria era risoluta a vincere la dolcissima debolezza femminile che vuole udire, anche se false, anche se fallaci, le parole dell'amore; purché si lasciasse amare, ella volea perdonargli tutto. Mario Felice, acuto osservatore, le leggeva nella fisonomia subitamente infiammata, negli occhi fieri del sacrificio, nelle labbra già quasi sorridenti, nel passo più rapido, e sentiva che ella aveva allontanata la tempesta dove minacciava di naufragare il suo amore. Egli l'ammirava in quelle improvvise risurrezioni di forza che era anche amore: e tentava di vincerla. Allora, fra i due, s'impegnava una lotta di parole, di impressioni, di sentimenti, in cui Mario Felice, apposta, aumentava la dose esterna della sua freddezza, non badava o fingeva di non badare alla crudeltà di certi suoi silenzii, misurava glacialmente l'entità perversa di certe frasi, e le pronunziava a tempo. Ella resisteva, ripiegandosi, fuorviando, inebbriata di amarezza, ma più sollevata dall'amarezza istessa:
—Verrai domani?
—No, non posso,—egli dicea, subito.
—Dopodomani, allora!
—Non so…, ho da fare.
—Che hai da fare…. meglio dell'amore?
—Oh mille cose!
—Meglio dell'amore?