—Non può essere.
—Come, non può essere? Gaetano non è pazzo.
—Non è pazzo, ma quello che vi ha detto, tata, non può essere.
—Lo ha visto coi propri occhi!
—Santa Lucia non lo assiste: questo che ha detto, non può essere.
—E va, che sei una bestia!
Il bagnino si allontanò, scese la scaletta che porta sulla riva:
Vicenzella crollava il capo, come se niente avesse potuto convincerla.
Ma l'impazienza la faceva fremere: e mentre guardava in su, verso il
Gigante, immergeva macchinalmente lo schidioncino nella pignatta, dove
bolliva il polipo nella sua acqua di mare.
Erano le undici, la via di Santa Lucia era tutta presa dal sole, Vicenzella non stava più alle mosse: Fortuna, seduta per terra, accanto a lei, dormicchiava. Come l'ora del mezzodì si approssimava, la vendita del polipo cotto cominciava. Vicenzella aveva tre o quattro piattelli di cretaglia bianca, sul parapetto della via: appena un avventore si presentava, ella immergeva lo schidioncino nella pignatta, ne traeva un pezzo di polipo, tutto riccio e lo metteva sul piattello, aggiungendovi un pezzo di galletta, già molle, e una cucchiaiata di brodo rosso. L'avventore, in piedi, chiacchierando, mangiava con le mani il saporito e tenace frammento di polipo, poi accostava le labbra al piattello e sorbiva il brodo. La porzione semplice costava due soldi, la doppia quattro soldi. Vicenzella, misurava con equità la porzione, non si confondeva, non esitava: in un momento ebbe intorno due o tre muratori che lavoravano al Chiatamone, un ostricaro, un postiglione di tramvai: ella si sbrigava, assai seria, non dando retta alle parole di quelli che le facevano la corte, stringendosi nelle spalle, con un moto di superbia e di disprezzo, buttando i soldi nel taschino del grembiule. Quando venne Franceschella, la venditrice di acqua sulfurea, per avere due soldi di polipo, non ve n'era più.
—È finito adesso adesso,—-disse Vicenzella, mostrando la pignatta dove solo un po' di brodo restava.
—Buona giornata, allora?