—Prendi, prendi,—e con le mani prese da un tremore di generosità, le gittò sulle braccia degli altri oggetti, un cappellino, una cintura di cuoio, un ventaglio.

La cameriera ringraziava, con un principio di sorriso: s'intravvedeva in lei un'esitanza, forse un desiderio.

—Vuoi qualche altra cosa?

—La signora è così buona…. perché non mi dà quel vestito….

—Quale?

—Quello color crema, a fiorellini rosei?

E avviandosi verso una poltrona, lo indicò alla padrona. Il vestito di una seta leggiera e molle, molto fine, era fatto di una gonna con un'arricciatura, al basso; un po' increspato sui fianchi; e il corpetto era coperto da una mantellina della stessa seta, molto arricciata. Giaceva sulla poltrona, in un mucchietto, quasi: e la mantellina pendeva sul bracciuolo, come se fosse stata buttata via. Con l'occhialino dove era scritto Nada, cioè Nulla, Emma Lieti guardò la veste di seta, mentre dalle sue labbra era sparito il sorriso e tutto il suo volto di bambola bionda e frivola, senza sorriso, pareva invecchiato, d'un tratto.

—Vede?—disse Cristina,—è tutto macchiato di pioggia.

—Sì, è macchiato di pioggia,—rispose macchinalmente la padrona.

—Ed è impossibile che lei lo metta di nuovo.