—Dunque?—domandò, di nuovo, a Julian Sorel.
Costui non osò ancora rispondere, e la guardò con gli occhi preganti. Gwendaline crollò un poco la testa biondissima e si mise a giuocare coi suoi fulgidi anelli, che le coprivano le dita sino alla prima falange, sino all'indice, come a un idolo di Egitto.
—L'affare è andato a male?—chiese poi Gwendaline con la pura voce cristallina.
—A male,—egli rispose fievolmente.
—Per sempre?
—Per sempre,—egli ripetette come un'eco fatale.
Nessuna impressione di meraviglia, di tristezza, di pietà venne a turbare quel roseo volto di donna, quella nitida e serena fronte, quei gelidi occhi di cielo.
—Tu sei un uomo morto,—ella dichiarò, freddamente.
—Già,—disse Julian Sorel, terreo nel volto come un cadavere.
—Che sei venuto a fare, qui? Questo non è un cimitero e nessuno dei miei cofani antichi può servirti da bara,—disse Gwendaline, senza collera, alitando sopra un suo anello di opale per farlo ridiventare lucido.