—Tu devi duecentosettantamila lire, ho fatto io il conto.

Parve che le sillabe di questa dura frase battessero tutte sul cervello dell'infelice, perchè il suo volto si decompose.

—E non hai un soldo per pagare; e non hai più nessuna risorsa, le hai esaurite tutte; e non hai nessuna speranza di eredità, perchè ti sono morti tutti i parenti, nessuna speranza nel tuo lavoro, perchè non sai lavorare, sei stato un uomo dato all'amore e al piacere, nessuna speranza di affare, di speculazione perchè fra un mese, fra una settimana, tu sarai un fallito, un truffatore.

—Gwendaline, se mi vuoi bene, taci, taci….

—Io non ti voglio bene,—ella proclamò, ma quietamente.

—Se me ne hai voluto, taci, non mi uccidere tu….

—Io non ti ho mai voluto bene,—ella insistette a negare, serrando fieramente le belle labbra rosse e fresche.

Julian Sorel la guardò, con tale una novella disperazione negli occhi che la superba donna sorrise di orgoglio.

—Qualche volta…. mi hai detto che mi volevi bene….—egli balbettò.

—Ho mentito, naturalmente,—spiegò ella,—e tu sapevi bene che mentivo. Ti faceva piacere che io mentissi, ecco tutto.