—Sì, è vero, la tua bugia era la mia più grande felicità.
—……e così,—ella concluse,—tu hai speso tutto quello che possedevi e tu hai fatto duecentosettantamila lire di debiti per pagare questa bugia. Per questa bugia sei alla morte.
—Alla morte,—ribattè lui, aprendo le braccia, col gesto dell'ultima desolazione.
—Era una dolce e bella bugia, diciamolo,—riprese Gwendaline, incrociando i suoi piedini leggiadri, calzati finemente, delicatamente di nero e di bianco,—e vale la pena di morire per essa. Non sperare che i tuoi creditori ti lascino tregua! Tu devi fra cinquanta e sessantamila lire di denaro, a Giacomo Levi, a Francesco Sangiorgio, a Giovanni Lamarca, tuoi amici, che ti sei inimicati per sempre e che ti perseguitano assai peggio dei due strozzini, Pietro Toscano e Angelo Cabib a cui devi meno, molto meno, ma gli interessi sono saliti così in alto! Tu devi, poi, ai fornitori di Parigi, a Worth, a Morin, a Redfern, tutti vestiti che sono serviti per me e ti han fatto credito, perchè avevi speso da loro la metà della tua fortuna: devi ai sarti italiani, a Bellom, a Pontecorvo, alle sorelle Borla, alla Tua; devi a tutti i negozi di gioielleria, a Marchesini qui, a Franconeri di Napoli; e devi a tutti i negozianti di mobili e di ninnoli eleganti, a Janetti, a Cagiati, a Maria Beretta, devi anche a Guglianetti di Milano; tutti costoro ti han fatto credito, perchè avevi tanto e tanto comperato, prima, da loro! Ma vogliono il loro denaro, e hanno ragione; perchè lo dovrebbero perdere?… Sono della brava gente!
—Gwendaline, Gwendaline, non essere senza carità, taci, taci, io muoio….—gridò lui, con gli occhi stravolti dal dolore acutissimo.
—Sai quale è il bilancio della bella e dolce bugia?—continuò ella, come se non lo avesse udito.—Un milione e ottocentomila lire. Tu, m'immagino, non hai neanche il denaro per comperare una rivoltella….
—Non l'ho,—egli gemette, dal suo abisso di dolore.
—Un milione e ottocentomila lire: e dover anche ricorrere a un suicidio economico, a un suicidio poveretto, a quello degli straccioni, delle serve tradite, al fiume, al Tevere!—mormorò ella, con un vago sorriso, come se parlasse a sè stessa.
Egli levò i suoi occhi dolorosamente stupefatti, su lei. E Gwendaline comprese il senso di quella stupefazione.
—Tu, adesso, dici fra te stesso, che io sono un mostro di crudeltà….