—Mamma, parlami, dimmi….

Talora quando la vedeva così ritirata in sè stessa, l'anima lontana, con quella indifferenza suprema per cui la mente sembra già staccata dalle cose terrene, con quel disinteressamento per cui il morrente pare già fatto cosa di un'altra sfera, pare già in alto, trattenuto appena da un filo invisibile, egli la chiamava, disperato, con la voce turbata con cui il Redentore dovette chiamare Lazzaro:

—Mamma, mamma!

Ella viveva ancora. Si pigliavano per mano: Pietro le parlava sottovoce, come un bambino, pieno di carezze nella intonazione, dicendole che l'amava, che le voleva bene, che l'adorava, che la idolatrava, che era la sua mamma cara, unica, immensa. Ella stava a sentire, come rianimata da quella voce tutto amore, respirava meglio, la mano non bruciava più tanto, la fronte non aveva più quei sudori gelati. Ma quando, in fondo alle parole del figliuolo, ricompariva, inconscia ma fatale, quella interrogazione; quando quel dimmi, vago ma insistente, ritornava sulle labbra del figliuolo, quando la curiosità ardente e latente trapelava da quanto egli dicesse, allora ella si riversava sui cuscini, chiudeva gli occhi, voltava la testa, come se scegliesse la posizione per morire in pace. Se lui, cieco, disperato, mosso da un istinto egoistico o da un istinto amoroso insisteva su quel dimmi, dimmi, un lamento tetro usciva da quel petto distrutto, un lamento di anima morente e disperata. Il figlio taceva, mortificato, avvilito.

E per dieci giorni, fra questa madre e questo figlio che si adoravano, fra questa madre che non voleva morire per amore e questo figlio che non voleva farla morire per amore, una lotta muta e terribile fu combattuta.

Il segreto si ergeva grande, possente, feroce fra loro, il segreto che faceva balbettare quel figliuolo ai piedi del letto di sua madre, mentre lei si rigettava nell'ostinato mutismo dell'agonia. Fu una lotta accanita, in cui l'anima umana mostrava tutta la sua dolcezza e tutta la sua mostruosità, in cui l'amore era egoismo e l'egoismo amore.

Ardeva la sottile fiammella della candela. Dalla via saliva il suono di un organetto che mandava nell'aria le note di una mazurka. Nella stanza soffiava la morte. Ella aprì gli occhi.

—Perchè hai spento il lume, Pietro?

—Dio! non vede più il lume! mi muore, dunque,—pensò lui.

E allora, buttato accanto al letto, perduto nell'immenso dolore della sua vita, smarrito dalla solitudine in cui entrava, gridando, piangendo, strappandosi i capelli, singhiozzando, gli salì alle labbra la domanda che mai aveva osato pronunziare: