«Lo dicono: ma io non la intendo. Capisco altre idee nobili, buone, forti, generose, feconde di bene: non questa. Io sono troppo ignorante,» soggiunse, poi, umilmente.
«No, no,» si affrettò a dire lui, «Ella ha forse ragione.»
«Non posso amarla, questa idea. E poi, per noi donne certe idee, anzi le idee astratte, non rappresentano nulla. Noi abbiamo bisogno di una realtà che le concreti: la religione nella chiesa, nella figura della Madonna, del Cristo: la patria, nel dolce paese, nel mare, nella collina, fra la gente che amiamo: — la politica, idea, chi la rappresenta?»
«Gli uomini politici,» mormorò lui, dopo aver esitato.
«Ah sì!» fece lei, come pocanzi aveva esclamato suo marito, con una indifferenza disdegnosa.
«Anche quelli li odia?»
«Li compatisco.»
Egli non ebbe un impeto di ribellione, ma una impressione dolorosa gli si rivelò sulla faccia.
«Li vengo a guardare, ogni tanto: li guardi anche lei, onorevole. Che facce scarne, consumate, gialle di bile, verdi d'invidia! Che facce grasse e flosce, pallide e malaticce! Che stanchezze precoci in certi corpi, che movimenti nevrotici in certi altri! Sembrano tutti ammalati di una medesima infermità, un morbo fatale che li corrode o li gonfia. Così, forse, debbono essere i giocatori, nelle bische.»
«Almeno, è una grande passione,» soggiunse lui, timidamente.