Tutte quelle donne ritte, in fila, che sollevavano i loro mazzi di fiori e che guardavano, sorridendo, la quadriglia reale, lo confondevano, egli non distingueva i loro lineamenti, non ne riconosceva nessuna. Giammai aveva visto tante donne riunite, compatte, intensamente raccolte, in tutto lo splendore della bellezza e del lusso, in tutta la potenza della loro femminilità.
Chiudeva gli occhi, ogni tanto, abbarbagliato: li riapriva, cercando di distinguerne la più bella, la sola che a lui paresse donna.
A un tratto, mentre l'augusta donna girava mollemente intorno al canuto e bonario ambasciatore di Germania, e il lungo strascico regale, color fiamma, serpeggiava come la coda di una cometa, e il diadema reale aveva qualche cosa di siderale, Sangiorgio vide donn'Angelica Vargas al braccio di un signore bruno e vecchio, dai mustacchi tinti, dai capelli radi di un nero che tirava al rossastro: donn'Angelica figurava nella quadriglia reale, di fronte alla biondissima, pallida signora amletiana che era l'ambasciatrice di Germania.
Donn'Angelica passeggiava attraverso il salone con quell'incesso armonioso, quasi musicale, che rendeva la sua andatura una delle sue più grandi seduzioni: dietro lei, lo strascico di broccato bianco ondulava dolcemente, come a flutti: qualche filo d'argento, che passava nella trama del broccato, vi brillava.
Ogni tanto, come la nobile e lenta passeggiata, che era poi la quadriglia reale, lo consentiva, si vedeva il busto giovanile e snello di donn'Angelica e il corpetto di broccato bianco, pudicamente scollato, terminato da una nebulosa arricciatura di velo bianco: sulla nitidezza del collo bianco un monile di perle si confondeva col perlaceo della carnagione, e una grande croce di brillanti scendeva sul petto, luminosa.
Donn'Angelica, dai capelli castagni strettamente raccolti intorno al capo, era coronata di stelle: le lucenti stelle di brillanti le ingioiellavano tutta la scurezza della chioma bruna, quattro innanzi, quattro indietro, diffuse, senz'ordine, come realmente compaiono le stelle sulla nerezza notturna, sull'azzurro cupo e profondo del firmamento.
E l'occhio acuto dell'uomo che amava distinse bene, per sè solo, sulla scollatura di velo un fiocchettino di mughetti quasi indistinguibile, messo là per aver il profumo e la poesia di un fiore, messo là perchè soltanto lo sguardo di colui che sapeva amare, lo distinguesse.
E invero fra tanto rigoglio di bellezza, talvolta mite e semplice, talvolta provocante, talvolta gracile e delicato, fra tanto espandersi di bellezza e di seduzione, donn'Angelica era la bellezza pura e pensosa, la bellezza nella sua espressione di candore malinconico, nella sua serenità di cuore che ha vissuto.
Tutto in lei era casto: il vestito bianco ricchissimo, ma di un colore appannato, senza sfarzo, con lieve scorrere di fili d'argento, fra la trama, qua e là, come pensieri, come idee dolci che allietavano la monotonia di quel candore; le pieghe nobili dello strascico che avevano qualche cosa di classico, come il panneggiamento di una casta statua antica; la scollatura giusta, in modo che nulla vi perdeva di attrazione la donna, tutto vi guadagnava come castità la signora, la ricchezza della spallina che nascondeva il punto provocante, quasi sensuale, dove la spalla della donna diventa braccio; il guanto chiarissimo, di un bianco rosato, di una pelle finissima, che oltrepassava castamente di cinque dita il gomito e si distendeva, senza far pieghe, modellando il braccio; non un braccialetto; due semplici e fulgenti stelle di brillanti alle orecchie. Tutto l'insieme casto, che nulla aveva della stupidaggine odiosa della fanciulla ritrosa, ma aveva tutta la castità di pensieri e di sensi della donna pura.
A Francesco Sangiorgio parve vedere la medesima purezza. Una lucentezza blanda negli occhi: lento e buono il moto delle palpebre: non un'ombra di veglia o di pena sotto lo sguardo, che si posava quietamente sugli oggetti e sulle persone che la circondavano: freschissime, di fanciulla, le tempie, dove la pelle aveva la tenuità del velo che circonda l'uovo; da cammeo la linea del profilo, dalle nari foderate delicatamente di roseo: sinuosamente colorita di rosso, come un fiore chiuso, la bocca. E in tutta la fisonomia la espressione pacata di chi è senza speranza, come senza desiderii: un'aureola più che umana, tutta spirituale, la quale trasfigurava quella bellezza.