«Non ballo: il governo non può ballare,» rispose ella, placidamente. «Dopo, se volete, faremo un giro.»

«Dopo?»

«Dopo.»

Egli non capì subito, non aveva guardato attorno, concentrato solo in colei che era l'amor suo, non aveva sentito intorno a sè la febbre di quella grande ambizione femminile. Ma intese che qualche cosa di importante, di supremo in quella festa tutta muliebre andava accadendo: intese la profonda preoccupazione di quelle donne che avevano scordato tutto, financo di essere belle. Nel centro della sala era grande il movimento pel ballo: e la folla degli uomini era diminuita, dirigendosi verso i salotti, verso le stanze da fumo, verso il buffet.

Qui, sulla destra, era sempre grosso, sempre fitto fitto il gruppo delle donne che aspettavano, desiose, a cui altre si venivano ad aggiungere, credendo che il loro turno fosse venuto, incapaci di girare, avendo il cuore e la mente e l'attenzione là, in quel lato del salone.

La regina seduta quasi nel vano di un balcone, lasciando vedere solo lo strascico e il fermaglio del monile sulla nuca, s'intratteneva con donna Lidia, la moglie del presidente del consiglio, la piccola, buona e amabile signora che usciva dalla modestia della famiglia, solo in qualche festa ufficiale.

— Quella è donna Lidia, donna Lidia, la regina parla con donna Lidia, — si susurrava nella folla delle signore e fra i giovanotti bene informati. Il colloquio durava da cinque minuti, e, per una invincibile attrazione, tutti gli occhi delle signore che aspettavano, erano fissati su donna Lidia e sulla sovrana, di cui si misuravano i movimenti: sarebbe andata a destra o a sinistra, alzandosi, uscendo da quel vano di balcone? Nel salone era una passeggiata di tutte le coppie che avevano ballata la quadriglia; gli impegni per la polka si prendevano, dei giovanotti scrivevano, con la matita, nei taccuini delle ragazze; le signore straniere, anziane, mature o vecchie, rimanevano sulle ultime panchette di velluto rosso, con la loro aria corretta di persone che si annoiano volontariamente, coperte di gioielli e di merletti ricchissimi, col capo piumato.

Quelle che già avevano avuto l'onore della parola reale, circolavano, tutte rosee, sorridenti, soddisfatte, con una lucentezza di felicità negli occhi, ripetendo l'una all'altra il motto amabile ricevuto; e non si curavano più di altro, non badavano più alle altre, che aspettavano ancora, celando l'impazienza. Il re discorreva con la forte e bella signora del primo patriotta italiano, la buona e bruna signora, dal volto colorito, dal viso schietto, tutta vestita di azzurro.

«Speravo di vedervi prima, questa sera,» disse Sangiorgio, come un collegiale.

«Infatti...» rispose vagamente lei.