Ma l'altra volta, egli insistette. Ella disse ancora no, ma vagamente, come se rispondesse più a sè stessa che a lui. Era tarda l'ora e la temperatura fredda. Era una di quelle pessime giornate di gennaio trasportate in aprile, vento noioso e glaciale, cielo nuvoloso e basso, terreno bagnato e fangoso. Ella aveva soltanto una piccola mantellina di velluto che le copriva le spalle e il petto, e sentiva un gran freddo salirle dai piedini irrigiditi sino al cervello, abbassava la testa, portava il fazzoletto alla bocca. Anche Sangiorgio aveva molto freddo, col soprabito leggiero primaverile, ma non le diceva nulla, ambedue mortificati e oppressi dall'ora e dal tempo. Ogni tanto le chiedeva:
«Avete molto freddo, è vero?»
«Oh sì!» diceva lei, piano.
«Oh Dio!» ripeteva lui, guardandosi intorno, non sapendo che cosa fare per riscaldarla.
E affrettavano il passo, ma il fango inzaccherava gli stivalini di donn'Angelica e l'orlo della gonna, essi non potevano correre. Come per istinto, egli le disse di una stanza calda, come la sua, come quel salotto dell'Apollinare dove sempre divampava il fuoco nel caminetto, una stanza dove sarebbero stati soli: ella non rispose.
«Dove?» domandò ella, dopo una pausa.
Egli stette per dire, poi si fermò:
«Laggiù...» soggiunse vagamente, poi, indicando Roma.
Più altro. L'ora avanzava, cupa e fredda nella campagna deserta. Ella era così triste e spaventata, che per la prima volta passò il suo braccio sotto quello di lui: e quella intimità egli la ricevette umilmente.
Poi, per tre giorni non la vide, non potette vederla, non ne ebbe notizie, era un po' ammalata: glielo aveva detto don Silvio. Un minuto, dopo quattro sere, la trovò sola nel suo palco, all'Apollo: ella era pallida, come se avesse la febbre. E nascondendosi dietro il ventaglio di piume, gli disse subito che per giunta, in quell'ultimo giorno di convegno, aveva incontrato l'onorevole Oldofredi in Piazza di San Pietro e che l'aveva squadrata con un certo ghigno beffardo. Oldofredi era vendicativo. Per ultimo, arrossendo per la vergogna, la soave donna dovette confessargli che temeva, temeva, finanche del cocchiere e del cameriere: temeva che l'avessero spiata. E vedendolo sbalordito, gli soggiunse, presto presto, mentre bussavano alla porta del palco: