«Tutti così i meridionali: gran fuoco di paglia che non illumina, nè riscalda...»

«Uomo finito, Sangiorgio...»

Sentiva egli questo ghiaccio che gli si formava intorno, questo abbandono del pubblico, questo uscire dalla vita pubblica: aveva il senso di questo dissidio fra il suo spirito e la politica: intendeva che ogni giorno di assorbimento nel nuovo ideale consumatore lo allontanava, per migliaia di miglia, dai vecchi ideali: tutto intendeva.

Non cieco, no: non acciecato, ma veggente e volente il sacrificio. Non vittima mormorante parole di disperazione, non ribelle che oltraggia il tiranno: ma martire soddisfatto, felice, che vede scorrere con delizia tutto il miglior sangue delle sue vene. Anzi, più il suo amore gli toglieva, più cresceva il suo ardore: maggiore il desiderio del sacrificio. Così, una specie di lugubre, dolorosa voluttà lo colpiva, quando al mattino soleggiato egli abbandonava le vie piene di gente e il lavoro e il movimento e la vita, per andare a rinchiudersi in una stanzetta, ed aspettare. Come il fanatico adoratore di Buddha, egli saliva o discendeva tutti i cerchi dell'annichilimento, sino all'astrazione completa e amarissima, sino al nirvano pieno di dolore.

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Era nel primo mattino odoroso di maggio, nel chiarore allegro, fra lo scampanio festoso che veniva da Trinità dei Monti. Egli era entrato nel suo tempio, carico di rose, ma col viso pallido ed emaciato: e quella freschezza umida dei fiori, quel loro colorito di salute e di bellezza, urtava con colui che li portava, triste e infermiccio come una serata di ottobre carica di miasmi. Egli metteva al posto le rose, con quell'aria quasi infantile di dolore che fa tanta pietà, per quanto più è ingenua e silenziosa. Quando un lieve tocco del campanello gli sconvolse i nervi, lo fece arrossire, gli mandò le lagrime agli occhi: caddero le rose sul tappeto.

«Sono io, io,» disse, a voce bassa, donn'Angelica, entrando.

Ella non si guardò neppure intorno, entrò subito nel salotto, si buttò sopra una poltrona, mormorando ancora:

«Sono io, sono io.»

Egli restava ritto innanzi a lei, contemplandola con gli occhi inumiditi dalle lagrime, nulla osando dire, non avendo neanche il coraggio di ringraziarla.