«Oh! quanto vi ringrazio, caro collega. È stato proprio un incontro fortunato: mi togliete da una viva inquietudine. Se ammalasse gravemente il presidente, pensate che disordine!? Se morisse, quante complicazioni!...»

«Dio sperda l'augurio,» fece Sangiorgio, sorridendo sempre.

«Ai vostri ordini, caro collega: sono rinfrancato, vi ringrazio molto, contate su me, ve ne prego, non mi risparmiate; non potevate capitare più a proposito; buona notte, buona notte, onorevole collega.»

«Buona notte: dormite tranquillo: il presidente starà bene domani.»

«E di nuovo, grazie, grazie.»

Sangiorgio picchiò pian piano al numero 15. Un avanti fu pronunziato dalla voce di Fraccacreta. Sangiorgio schiuse appena la porta e disse: «Scusino, onorevoli colleghi, cerco l'onorevole Sangarzia.»

«Eccomi, eccomi.»

E uscirono fuori ambedue: il domino nero dai garofani aveva appena voltato il capo.

«Nerola, il principe, vi cerca, onorevole Sangarzia.»

«Oh! caro Sangiorgio, Nerola e voi non potevate rendermi miglior servigio: non sapeva come andar via di qui. E dov'è il principe?»