Egli si lasciava condurre: quella prima avventura romantica gli dava un piacere intenso. Quella signora, poichè era una dama, malgrado la leggerezza e l'audacia della sua condotta, parlava a tutt'i suoi desiderii di uomo forte, provinciale, fantastico e naturalmente casto. Era proprio un romanzo, un piccolo romanzo d'amore quello che gli accadeva: e quella bella donna avvolta nelle pellicce, profumata, dai grandi orecchini di brillanti che scintillavano alla luna, che aveva rimandata la sua carrozza per girare con lui, di notte, a piedi, per le strade di Roma, quella creatura lo seduceva per tutto quello che rappresentava. Egli ne subiva il fàscino personale, complicato dalla stranezza del caso: e in fondo, nel crescente smarrimento della volontà, in quella specie d'ubbriachezza che lo vinceva, gli restava la coscienza che non commetteva nulla di grave. Così i suoi scrupoli di solitudine e di ordine erano vinti e si lasciava prendere, in questo nuovo trionfo del suo amor proprio, carezzato, lusingato, sentendo la delizia di questa vittoria.
Scendevano gli scalini, al chiarore lunare che pareva bagnasse di mollezza le pietre della vecchia Roma. Sull'antipenultimo, donna Elena ritrasse il suo braccio da quello di Sangiorgio e sedette per terra. Ora sembrava piccola, tutta nera, accovacciata sullo scalino, con la testa appoggiata sulle ginocchia, guardando la bella fontana del Bernini, la barca sommersa nell'acqua. Sangiorgio non si era seduto: ritto accanto a lei, la guardava con un senso di orgoglio maschile, che filtrava attraverso quella sua dedizione. La bella signora sembrava abbattuta, seduta per terra come una misera, un mucchio di vesti nere dove forse palpitava un'anima ansiosa in un cuore tumultuante: e lui pareva quasi che la dominasse.
«Vi piace la fontana?» chiese ella con la sua voce armoniosa, alzando la testa.
«È bella assai.»
«Sì,» disse lei, chinando il capo. «Perchè non sedete?»
E pareva che non si dirigesse a lui, che parlasse alle acque mormoranti, che ricadevano continuamente nella barchetta naufragata. Egli sedette sullo scalino, accanto a lei.
«Non avete sigari? Fumate dunque un poco.»
«Mi duole di non aver sigarette per voi.»
«Non importa. Fumate, fumate voi.»
Egli accese il suo sigaro: ella aspirò l'aria.