«Io non ci vado mai.»

E la svelta piemontese intese l'errore della sua domanda. Il conte Schwarz era riuscito a diventare consigliere provinciale, ma deputato mai.

«Ci sono stata io,» intervenne la signora Mattei, la moglie di un altro segretario generale, una toscana bruna come un acino di pepe, dagli occhi di fuoco, dalla chiacchiera rapida, dal cappello nero, ricco di papaveri. «Una seduta interessante.»

«E non esserci stata!» esclamò la signora Gallenga, «che sfortuna! Ha poi parlato Sangiorgio?»

«Sì, sì.....

Ma un zittìo corse per la sala. Una robustissima signora, dal seno prepotente, stretto in una corazza di raso rosso, dalla faccia larga e bonaria, cantava una straziante romanza di Tosti: ella aveva sbottonata la sua pelliccia, arrovesciandola sugli omeri e con le mani nel manicotto, la veletta del cappello abbassata sugli occhi, serena, senza che una linea del suo volto si movesse, ella seguitava a lamentarsi nella musica del maestro abruzzese. Donna Luisa, ritta in mezzo al salone, fra le cinquanta signore sedute, ascoltava con l'attenzione cortese della padrona di casa: ma una leggiera inquietudine l'assaliva, ella sentiva che nei due salotti attigui vi era gente, delle signore che aspettavano per entrare. Era il ricevimento più importante della stagione, nel salone vi era una calma di serra e il lieve odore zuccherino, dolcissimo, dei posti dove sono molte donne. Veramente, lungo il muro, in piedi, chiusi nelle redingotes severe, vi era una fila di commendatori, calvi, taciturni, usciti alle quattro e mezzo dalla Corte dei Conti, dagli uffici di finanza, dagli altri ministeri: ma conservavano la glacialità statuaria dei temperamenti burocratici, la lunga pazienza, l'aspettazione incalcolabile, strabocchevole, con cui passano da un grado all'altro, e arrivano a fare quarant'anni di servizio: quel ricevimento era per loro una frazione infinitesimale dei quarant'anni di servizio. Un respiro di sollievo corse per la sala: la dolorosa romanza era finita, e la cantante riceveva i complimenti di donna Luisa Catalani, sorridendo nella faccia di luna piena. La padrona di casa scappò subito fuori: vi erano sette od otto signore nel salottino.

«Che vi è stato alla Camera?» chiese ella alla bionda e pallida figlia di un ministro, che era arrivata allora.

«Molto caldo: non so come i nostri uomini non vi si ammalino,» e tirò fuori il ventaglio, per originalità.

«Sangiorgio ha parlato bene», mormorò la signora Giroux, una piccola dama dai capelli bianchi, dal sorriso soavissimo, la signora del ministro dell'agricoltura.

«Un meridionale,» fece donna Luisa Catalani. «Vi era gente alla tribuna diplomatica?»