Alla votazione egli ebbe trenta voti contro. Il ministro dell'interno era caduto.
Dopo otto giorni, il giornale officioso del ministero e tutti gli altri in seguito scrivevano:
«È quindi assicurato che nel rimpasto ministeriale, don Silvio Vargas passa dal ministero delle belle arti a quello dell'interno. L'onorevole Sangiorgio, invano pregato di prender parte alla nuova combinazione, ha sempre rifiutato ed è partito per la Basilicata.»
PARTE TERZA
I.
Un soffio molle di pianto; una luce mesta che le funebri tede pagane, lambenti con la fiamma azzurrognola le pareti di masso granitico, non diradavano; una luce velata che le gialle candele funebri cristiane, anime consumantisi nell'amore, non aumentavano; una fredda aura di sepolcro; un singhiozzìo frequente musicale; e una gran massa di gente nera, quasi perduta nell'ombra di quei funerali: e nell'aria, nella luce, nelle fiammelle, nell'ombra, nella musica, erano lacrime versate e desiderio di lacrime nuove, era la nota del dolore irrimediabile.
A lui, fermo al suo posto, e lasciantesi penetrare da quel languore melanconico che al dolore per infinite e continue gradazioni declina, un improvviso, intimissimo tremore scosse i nervi e fece battere violenti i polsi: e per naturale moto, sentendosi tremare e impallidire, egli si volse intorno, cercando scorgere qualcosa in quel fioco lume che scendeva dal velario.
Ora, egli vide, accanto a sè, questa dolcissima donna, questa donn'Angelica, dalla parvenza realmente angelicata. Era vestita di nero, di cordoglio profondo, come quei funebri reali, in quel Pantheon sacro alla gloria e alla morte dell'Eroe, lo comportavano: e tenea gli occhi languenti fissi in un cero che si struggeva. Nulla ella vedeva, nulla parea sentisse, assorta nei suoi pensieri sicuramente di mestizia, perduta nei suoi sogni di dolore. Seduta accanto a una colonna, aveva voluto leggere, nel suo libro di orazioni, le preghiere che chiedono pace, che invocano requie ai defunti; ma presto il libro le era caduto in grembo, semi-aperto e le mani inerti non avevano avuto forza di riprenderlo.
E a lui, quella gentilissima abbrunata, dal pallore di perla sotto il velo nero, dalle labbra soavi ancora schiuse pel passaggio della preghiera, dagli occhi perduti in mistiche e dolorose contemplazioni, parve una figura divina. E tutto, lume fievole azzurro di lampade, lume sottile di fiammelle che si allungavano, aria di dolore, musica di desolazione, profondo impregnamento doloroso che pareva avesse ammollito persino le antichissime, saldissime muraglie del Pantheon, incurabile male dello spirito, tutto per lui si concentrò in quella figura di donna, seduta presso a lui: ella personificò tutta quella tepida e umida giornata invernale, in cui il sole era morto; ella fu la sede morale di tutte quelle lagrime che sgorgavano dalle cose; ella fu l'abisso attraente del dolore, che tutto il dolore delle cose non arrivava a riempire; e sull'urto profondo dei nervi di lui, sulla vibrazione di tutto il suo essere, carne, sangue, nervi, muscoli, in tutta quella forte compagine di uomo forte, che sussultava, salì, crebbe, vinse un sentimento di pietà amorosa. Ella, inconscia, si abbandonava, fidente dell'ombra: si abbandonava alle sue fantasie di donna, vaganti fra i cerei, fra gli abiti neri lucenti d'oro dei preti, fra le grandi, quasi colossali cariatidi umane dei corazzieri, fra tante facce pallide, tristi, annoiate, sofferenti, o indifferenti. Malgrado quella immensa folla di gente che circondava il catafalco, malgrado l'indefinibile mormorio che se ne distaccava, ella si lasciava andare in quell'ora di libertà spirituale, l'ora breve, l'ora indisturbata, l'ora di liberazione, in cui il proprio dolore rinasce e si fonde e si trasforma nel dolore universale. Ogni tanto, a uno strappo più lugubre della musica, a una voce di cantore che pareva quasi bagnata di pianto, a una parola monotonamente cantata in minore dal prete officiante, ella trasaliva e il suo sogno desolato ricominciava, percorrendo altre fasi, altri gradi, altri cerchi di malinconia: e in diverso e più profondo modo, ella procedeva per le vie amare, che le anime dolcissime sono condannate a percorrere. Non piangeva, no, perchè troppo vasta, troppo ampia era la visione funebre di quel giorno: ma egli vedeva bene, egli vedeva che le delicate palpebre, dalla fibra tenue, come petalo di fiore, erano ombrate di violetto: ivi erano state le lagrime e ivi dovevano correre.