«No,» rispose francamente Vargas, «non mi secca, mi piace, era quello che desideravo. Ma la opposizione mi fa nausea: talvolta sciocca, talvolta ipocrita, talvolta bestiale, sempre in mala fede. Dov'è quella bella opposizione leale, audace, crudele, implacabile? Invece dell'accusa aperta, il pettegolezzo da serve al pozzo; invece della battaglia, l'agguato; invece dell'attacco, il tranello.»

«L'uomo è una meschina cosa,» disse Sangiorgio.

«Non dev'essere: o non deve parer tale, quando è. Perdio! sono stato anch'io all'opposizione. Te ne rammenti, Angelica, quando ero all'opposizione?»

«Me ne rammento,» rispose costei con una dolcissima voce minore, alzando il capo.

«Ero un diavolo: non avevo e non davo pace ai miei avversari. Senza tregua! Ora, impoltronisco. Io non posso fare guerra: debbo aspettarla, e questa sequela di avventure brigantesche m'inacidisce il sangue. Come attaccaste il ministro, quel giorno, Sangiorgio: ed eravate ministeriale! Ci eri tu, Angelica, quel giorno?»

«Sì, vi ero.»

«È a voi che dobbiamo di esser ministri, qui all'interno, Sangiorgio,» fece Vargas preso dalla tenerezza.

«Ma no,» mormorò Sangiorgio, sorridendo.

«Sì, sì, il presidente non avrebbe mai avuto il coraggio di disfarsi apertamente del suo collega. Mi meraviglia persino che ne abbia parlato a voi: nessuno lo sapeva, neppure io.»

«Il presidente non mi aveva detto nulla,» rispose lentamente Sangiorgio.