—Io vi voglio bene, non posso compatirvi.
—Mi volete bene, malgrado la mia stupidità?—domandò, fra il riso e il pianto.
—Malgrado la vostra stupidità, vi adoro—disse lui, lietamente e crudelmente.
—Ah! grazie.
Come l'ora cadeva, continuando a guardarsi intorno con stupore e con paurosa ammirazione, Adele Cima diventò l'amante di Paolo Spada; e fu senza lacrime e senza spasimi, senza proteste e senza giuramenti. Egli si sentì felicissimo, come mai. In quelle ore d'amore egli non si tormentò a sorvegliarsi e a sorvegliare l'anima dell'amata: egli non s'inchinò a misurare il pallore dell'amata e non tese l'orecchio a raccogliere il balbettìo della passione erompente: egli non pensò ad esser guardingo, in quell'eterno e terribile istinto di diffidenza, che, nei maggiori trasporti, divide le anime degli amanti, insuperabilmente. Il suo cuore e i suoi nervi si trovarono di pieno accordo in un abbandono giovanile e semplice, singolare in un uomo che aveva molto e bene e male vissuto, che aveva vissuto, infine. Il beneficio che egli aspettava dall'amore di Adele Cima, gli venne largo e completo, giacchè un cordiale, un morbidissimo senso di riposo avvolse tutte le sue forze, fece tacere ogni stridore, versò balsamo su tutte le vecchie cicatrici inciprignite: e quando ella fu per partire, e lui s'inginocchiò innanzi a lei per baciarle devotamente la mano, un verace, un grande impeto di riconoscenza animava Paolo Spada. E lei? Innamoratissima e timida, adorandolo già e sentendo una ignota, invincibile confusione in sè, ella fu felice e taciturna, piena di sorrisi ineffabili—il suo sorriso era più intelligente dei suoi occhi larghi e limpidi—piena di dedizioni semplici e complete, obbedendo alla legge dell'amore con una immensa umiltà che la inebbriava. Solamente, dopo, ella continuò a dargli del voi; e teneramente, egli la riprese di ciò:
—Dammi del tu, cara….
—Non mi riesce.
—E perchè?
Non oso.