Adele tacque: ma non era convinta. Con una espressione di rammarico, soggiunse:

—Senza l'amore, non ci vorrei restare.

Ma queste brevi e innocue discussioni non potevano portare che a un sol risultato: alla vittoria della volontà di Paolo Spada su quella di Adele Cima. Ella lo amava profondamente, in una forma tutta rudimentale, cioè cieca e assoluta. Venne a stare con lui. L'artistico quartierino non fu guastato in nulla, giacchè vi furono unite altre due stanze, accanto, che erano disponibili e dove Adele Cima trasportò i suoi semplici mobili. Un tappeto di Smirne messo innanzi a una porta della camera di Paolo, nascondeva la comunicazione tra il quartierino e le due stanze di Adele, tanto che per molto tempo, tutte le visite di Paolo Spada, amici, ammiratori, seccatori, ignorarono l'esistenza della donnina dai morbidi e lunghi capelli castani, dai grandi occhi lionati, così sempre pieni di meraviglia. Appena ella udiva il campanello, diventava inquieta. Invano Paolo cercava di trattenerla: se un passo si avanzava, indicando che la persona era stata ammessa dal cameriere, ella si levava, spariva dietro il tappeto, senza far rumore, come un'ombra. Gli amici di Paolo Spada le davano una soggezione grande. Dalla sua stanza, involontariamente, poichè ella si sarebbe vergognata di origliare, ella udiva elevarsi il tono della conversazione, molto forte: le dispute si accendevano da un minuto all'altro, ed ella, non intendendone nè la causa nè lo scopo, non udendone bene le parole che non arrivavano precise sino a lei, finiva per avere una paura orribile di queste liti, di questi scoppii di voce, di questi urli. Poco a poco esse si chetavano: le voci si facevano più fioche: tacevano: passava un tempo di silenzio. Timidamente, ella sollevava il tappeto, faceva capolino: o Paolo Spada era uscito e la casa era deserta: o lo trovava sdraiato sopra un divano, sprofondato in quei trenta o quaranta piccoli cuscini di raso ripieni di piume, che gli formavano un letto di riposo, fumando una sigaretta, a occhi socchiusi, tranquillissimo:

—Che avevate, a gridar tanto?

—Parlavamo d'arte.

—Ah! e si grida così?

—Così, cara.

Del resto, quando non vi era nessuno, Adele Cima stava sempre accanto a Paolo Spada. Essi pranzavano assieme; un cuoco mandava loro il cibo, da fuori, giacchè Paolo Spada odiava l'odore della cucina, in casa; il cameriere li serviva a tavola. Questo pranzo fatto di pietanze cucinate alla francese, sempre un po' fredde, un po' monotone nella loro voluta bizzarria, servite in fretta e in silenzio, nella piccola stanza da pranzo, sotto il chiarore azzurrino, come acquitrinoso, di una gran lampada sospesa e coperta di uno strano paralume, era una delle cose che più spostava i gusti e i costumi di Adele Cima. Tutte quelle conserve, quelle mostarde di gusto inglese che Paolo Spada sovrapponeva alla cucina francese, finivano di stordirla nelle sue quietissime inclinazioni culinarie. Per far piacere al suo amante, ella gustava di tutto, con un certo coraggio, giacchè molte di quelle cose non le piacevano punto: e sorrideva a lui, con quel luminoso sorriso dove ella trasfondeva tutta la sua adorazione per Paolo. A furia di dominarsi, ella aveva quasi finito per amare il fegato d'oca di Strasburgo, e per tollerare il caviale: ma non le riesciva di sopportare il roseo salmone, di cui egli era così ghiotto, pranzando solo con quello, talvolta, e con una tazza di tè. Egli capiva perfettamente lo stordimento di Adele, e ne godeva, e ogni volta che l'amore compiva un'altra di queste sorprese e un altro di questi miracoli, egli aveva un senso di trionfo nel suo animo. Non solo egli era riconoscente ad Adele Cima, che essendo una povera cara scema, cercava di seguirlo in tutte le naturali anomalie della vita delle persone di talento, ma le era anche grato che, malgrado lo stupore, malgrado l'impressione cattiva, ella restasse quel che era, così tenera, così adorabile nella sua adorazione per lui. Egli pensava:

—Ella non ama questa cosa: ama me, però: e per questo si sforza di amare la cosa che odia; forse, non ci riesce: ma a me, che importa? Vedo il risultato, io. Essa mi adora e divorerebbe i carboni ardenti, per me.

Uscivano insieme, sempre. Ella avrebbe preferito di andare per il Corso: anzi, ella trovava via Nazionale la più bella delle vie. Viceversa, egli era un appassionato, come tutte le anime artistiche, dell'antica Roma e più della sua solenne e poetica campagna romana. Egli non si stancava mai di ritornarvi, sebbene da anni ed anni vi andasse, figliuolo devoto dell'augusta città, ma più delle sue vaste solitudini. Colà, egli più si raccoglieva e pensava. Quelle estensioni di terra brunastra, qua e là appena appena sparse di qualche striscia di erba, quelle ondulazioni singolari del terreno, come per sommovimento tellurico, quelle alte barriere, che dividono, non si sa perchè, quei campi infecondi, l'uno dall'altro, quelle rive cretose che discendono al fiume giallo inclinandovi i neri bracci stecchiti dei salici, erano il miglior orizzonte per il suo gran sogno di arte e di poesia. E, amando Adele Cima, volendola insieme, sempre, come emblema di amore e di pace, come compagnia di equilibrio e di serenità, egli la conduceva seco, spiegandole benignamente tutta la grandiosità e la bellezza di quel paesaggio, che non rassomiglia a nessun altro. Ella lo ascoltava, incantata dal suono di quella voce così toccante nella sottile velatura che la rendeva un po' roca, incantata da quella luce di entusiasmo che rendeva più seducenti i bellissimi occhi di Paolo Spada, incantata dall'armonia di quello che egli diceva: e chinava il capo, assentendo, diceva un monosillabo, stringendo la mano del suo amante. In verità, quella campagna romana la sgomentava; quella solitudine, quella sterilità, quel gran fiume torbido, quei neri carri di pozzolana su cui passavano lunghi distesi, sonnecchiando, pipando, fischiando lugubremente, talvolta, i carrettieri, le opprimeva i nervi. Però, piaceva a Paolo: ciò bastava. Lo seguiva, docilmente, ogni giorno, in queste passeggiate: anche quando il tempo era bigio, plumbeo e il gran cielo così tragicamente si abbassava sulla campagna: ogni tanto egli esclamava: