E la voce sua era così strana, come di un dormiente che sogna, una voce di persona lontana, una voce di anima distaccata dal minuto presente, dallo spazio presente. Adele trasaliva:
—Mi ami, Paolo?—gli chiedeva, per il bisogno di parlare, di sottrarsi all'incubo dell'ambiente.
—Ti adoro—rispondeva lui, con un tono di maggior sonnambulismo.
Poi, un silenzio. La carrozza andava sempre.
—Torniamo, Paolo?
—Ancora un po'.
—È tardi, amore….
—Non è tardi.
Ma spesso, queste interruzioni dei suoi pensieri, dei suoi sogni lo turbavano molto…. Senza durezza, poichè egli amava Adele, le diceva:
—Taci: lasciami pensare.