—Ti disturbo, forse.
—Non mi disturbi. Non ti vedo neppure.
—E allora, perchè mi vuoi?
—Così, per consuetudine.
Ella crollava il capo, mentre si faceva pallidissima. Paolo Spada non se ne accorgeva. Nell'orgoglio fugace dei momenti di creazione, le diceva, esaltatamente:
—Sai? Sto scrivendo un capolavoro.
—Lo credo, Paolo.
Ma non gli chiedeva che fosse. Temeva di dire una stupidaggine, chiedendo.
—È una novella, una lunga novella: ma un capolavoro. Si chiama: il vincitore della morte. Ti piace il titolo?
—Sì, mi piace.