—Sempre, sempre.

E un cenno largo, come ad accennare un fatto ineluttabile, accompagnò la monotonia di quella voce dove pareva si fosse infranta ogni corda di vivacità.

—Sei triste, mi pare—disse lui, chinandosi a guardarla meglio.

Ella sorrise ancora, senza rispondere, gli dette, con un atto gentile, uno dei suoi mazzolini di violette; egli lo prese, l'odorò e poi lo rigirò fra le dita, senza parlare.

—Anche tu sei triste?—chiese ella, levando su la testa, con un gesto affettuoso.

—No, cara. Venivo a chiederti se volevi uscire.

—…. Sì—disse lei, dopo una pausa,—Dove andiamo?

—In giro—fece lui.—Dove tu vuoi.

Invece, la voce di lui era un po' stanca. Senza dire altro, ella si levò e passò nella sua stanza a vestirsi. Occupavano un vasto appartamento mobiliato, in uno dei magnifici palazzi del Canal Grande, dirimpetto alla chiesa di San Giorgio: appartamento mobiliato con qualche traccia del lusso antico, a cui si mescolava tutta la confusione fra comoda ed elegante del lusso moderno. Ma le stanze erano tanto grandi che parevano vuote, sempre; le finestre, i balconi erano così piccoli che la luce vi entrava scarsamente, anche nelle più limpide giornate; e malgrado i fiori di cui Grazia riempiva tutte le stanze, tutti gli angoli, tutti i tavolini, i saloni non si rianimavano, restavano freddi e muti come se fosse impossibile farvi risuscitare anche una finzione di vita. Grazia e Ferrante stavano sempre insieme; spesso, lui, per discrezione, si ritirava nella sua camera, lasciava Grazia libera; ma dopo un poco, era preso da tale insoffribile malinconia, che cercava di lei, e la trovava così insoffribilmente malinconica, che si tendevano le mani, come se l'uno dovesse salvare l'altro. Quando erano insieme, certo, di fronte a quel paesaggio grandioso ma dormiente, in quell'ambiente di cose morte e di cose moribonde, fra quei colori che erano stati vivaci ed erano pallenti, fra quel silenzio grande di uomini e di fanciulli, certo, non avevano la grande giocondità delle anime intensamente felici; ma si teneano per mano, quieti, silenziosi, senza sussulti e senza tristezza. Si ricercavano, dunque, ansiosamente, come se dovessero sempre partire per un lungo viaggio, come se dovessero iniziarsi ad un altissimo diletto spirituale, come se dovessero raccontarsi tutto un romanzo misterioso, il romanzo del proprio cuore: ma, essendo insieme, parean subito appagati, senza bisogno di dire nulla, anime che già l'ambiente aveva impregnate di sè. Così quel giorno, come tutti i giorni, solo dopo pochi minuti di assenza, donna Grazia ritornò per uscire, vestita tutta di nero, come sempre, mentre in casa era sempre vestita di bianco: sul nero vestito, qua e là, dai merletti, dalla cintura, facevan capolino i freschi mazzolini di violette.

III.