—Ahimè, sono la medesima persona—Clara disse, pianissimo, con una mortale tristezza.

—Per me, no.

—È una illusione, Serra. Ella era cattiva, e voi avete gittato il vostro cuore.

—Il mio cuore serba un divino ricordo, un ricordo ideale a cui resta fedele: e giacchè tutto si riassume e si risolve in illusione, signora, io preferisco la mia.

—E la donna umana, la donna terrena, quella fatta di ossa, di carne e di nervi, quella che vi ha fatto soffrire e vi ha fatto piangere, l'avete dimenticata, Serra?

A questa domanda così diretta, così limpida, che Clara gli faceva, con voce pianissima, ma tremante, egli rispose subito, pianissimo, ma senza tremare:

—No, per molto tempo.

—Per quanto tempo?

—Per cinque o sei anni, credo, portai questo tormento. Dopo, ebbi una grave malattia. Quando guarii, ero guarito anche del mio segreto tormento.

—Guarito? Completamente?