Ella lo guardò. Il pallore e la tristezza di quel bel volto di cui egli aveva adorato la gaiezza, lo colpirono. Anna si avanzava, tutta contenta, attraverso la gente che discorreva un po' qua, un po' là, ma riunita secondo le simpatie o gli interessi.
—Ebbene, sono rifioriti i ricordi?—chiese, mostrando i suoi bei denti bianchi di donna grassottella, elegante, fredda e felice.
—Rifioriti, certo—disse, levandosi, Clara.
—Viole mammole? Rose bianche?
—Crisantemi, crisantemi, Anna!—e sulla tetra parola fece una gran risata, si licenziò con un sorriso da Serra, con una stretta di mano da Anna, attraversò il salone, salutando ancora qualcuno ed escì.
Donna Clara Lieti, sotto l'atrio del gran portone magnatizio, in piazza Santi Apostoli, sentì un gran freddo. Erano gli ultimi di febbraio: ma sovra, nel salone, il caminetto era acceso, tanta gente vi si agitava, sotto le lampade coperte dai larghi paralumi rosei. Giù la via era fredda, nella prima ora della sera: nè via Santi Apostoli è molto frequentata. Ella affrettò il passo, chiudendosi meglio nella sua giacchetta di lontra, abbassando la faccia sotto la veletta, stringendo le mani nel manicotto. Tutto quello che era accaduto, sopra, da Anna, le appariva molto confusamente in questo primo momento di solitudine; ma a traverso il tumulto delle sue sensazioni, ella sentiva, nitidamente, tutta l'amarezza di una delusione. Come, perchè? Avrebbe forse preferito che Giovanni Serra le avesse parlato del passato, scherzando, come qualunque altro uomo avrebbe fatto, violando, nella realtà del presente e dell'oblio, tutta la sentimentalità di un grande e violento amore? No, lo scherzo l'avrebbe offesa intimamente, dandole una delusione. Avrebbe ella preferito che Giovanni Serra, l'uomo che ella avea ragione di stimare come il più leale che avesse incontrato mai, fingesse, innanzi a lei, un rimpianto che non sentiva? No, ella avrebbe inteso l'ipocrisia e ne sarebbe stata tristemente delusa. Avrebbe ella preferito che egli le facesse una scena violenta, come nei tempi in cui ella infliggeva a un amore giovane, onesto e ingenuo le torture di una glaciale civetteria e le perfidie di una fantasia muliebre mobilissima? Chi sa! Ella non sapeva bene che cosa avrebbe preferito, in quell'incontro con l'antica sua vittima, se l'oblìo assoluto, o la menzogna gentile, o il rinfocolarsi della passione: ma quello che era accaduto, non le piaceva. Era scontenta e triste. Sentiva di aver fatto troppi passi sovra un terreno infido, su cui aveva vacillato varie volte: e si pentiva della via intrapresa, così, obbedendo a non so quale segreto impulso del cuore. E dire che da tanto tempo, nel mistero della sua anima, ella si preparava a un incontro con Giovanni Serra; dire che aveva tanto desiderato, mitemente desiderato questo incontro e pensato con umiltà, con tenerezza, tutte le cose umili e tenere che gli avrebbe dette; dire che ella aveva tanto creduto all'effetto della bontà e della dolcezza, sovra un cuore che ella aveva abbeverato di fiele! L'incontro vi era stato, ma stupidamente combinato, senza poesia; ella aveva detto le cose umili e le cose tenere, ma le aveva dette male ed egli non le aveva credute; era stata buona e dolce, e non aveva fatto che tentarlo dolorosamente, rammentandogli i dolori passati. Ah come era triste, e scontenta, e affaticata, e infinitamente delusa, di tutto quello che era accaduto!
—Queste cose del passato, forse, bisogna lasciarle stare—pensò fra sè, e un sospiro le uscì dal petto.
Per andare al Corso ella non aveva osato, a quell'ora, prendere la via dell'Archetto che è deserta e male illuminata: così, aveva attraversato tutta la via Santi Apostoli, sul marciapiede, uscendo a piazza Venezia. Pensò se non fosse meglio, per rientrare in casa sua, in via Babuino, prendere una carrozza. Ma la folla, di quell'ora, al Corso, la rincorò: la sua vivace immaginazione ricevette una impressione, immediata, di distrazione.
—Non ci pensiamo—disse ancora fra sè, sentendo in fondo all'anima una delusione infinita.
Così, camminò lungo le botteghe fulgidamente illuminate, guardando con occhio distratto le vetrine. Quanto si pentiva di essere stata così affettuosa e così dolce, con Giovanni Serra! No, non avrebbe mai voluto apparirgli leggiera, frivola e schernitrice, come dieci anni prima; ma avrebbe dovuto trattarlo con disinvoltura, ecco, come se nulla fosse stato. Come un altro indifferente qualunque. Quasi quasi aveva tentato di farsi fare una dichiarazione d'amore, da lui! Quasi quasi gliene aveva fatta una, lei! E quello, intanto, glielo aveva detto così chiaramente, che non l'amava più! E tutto lo scetticismo naturale e giusto, che egli aveva alimentato nel cuore dieci anni, non era sgorgato, quando quasi quasi ella gli aveva detto di amarlo! Ora, nella via, Clara Lieti, soffriva atrocemente nell'orgoglio. Quasi aveva chiesto e non aveva ottenuto: quasi si era abbandonata ed era stata respinta. Un'ira si mescolava alla delusione; ella camminava più presto, internamente esaltata dalla ferita che aveva scoperto alla sua superbia. Poi, camminando, ad un tratto, l'ira cadde: