—Vi rammentate, Clara, che vi ho voluto bene così teneramente e che non me ne avete voluto mai? Vi ricordate che avete lasciato che io vi amassi, incoraggiandomi talvolta, talvolta avvilendomi, facendomi passare dalla gioia alla disperazione, in un giorno, e non volendomi bene mai, mai, nè prima, nè dopo, nè mai? È vero, o no?
—È vero, è vero—ella annuì, chinando il capo, fatta quasi più piccola dall'annichilimento, in cui la gittavano il rimorso e il rimpianto.
—Vi rammentate, Clara, che ne avete amato un altro, me presente, che avete voluto che io lo sapessi, che me lo avete detto, ridendo?
—Sì, sì, è vero.
—E ora, Clara, ora che sono passati dieci anni, ora che voi avete mutato il vostro cuore, come dite, ora voi siete come allora, voi volete che io vi conforti, perchè un altro vi ha lasciata. Voi siete crudele come in quel tempo, Clara: allora ridevate, adesso piangete, ecco la differenza!
—Scusatemi—ella mormorò, nel colmo dall'avvilimento.
—Ma io sono un uomo, Clara, e se posso avere spezzato il mio cuore, se posso aver vinto ogni desiderio e ogni speranza, sono sempre un uomo, e voi non mi potete raccontare i dolori, che vi ha dato l'amore di un altro!
—Perdonatemi!
E fece l'atto di volergli prendere la mano. Ma egli la ritrasse.
—Non mi avrete capito, mai, Clara. Morirò, ma non saprete nulla di me—concluse egli, più freddamente, essendo giunto quasi a vincere la sua emozione.