—Con me.
—Ah già, è vero, voi pretendete di avermi adorata—-ella soggiunse eccitata, ma schiettissima, sempre.—Chi ne sa nulla! È una leggenda: tante leggende sono false.
—Perchè dite questo? Perchè volete negare il passato?
—Bella istoria, il passato! Ognuno se ne inventa uno, a propria convenienza, quando il passato è passato. Chi conosce la verità? Voi intanto, no: e io, neppure. Forse non mi avete amata mai; e tutta la leggenda non è che una cosa buffa—e rise clamorosamente, offendendolo anche col suo riso.
—Clara, io non sarei qui, se non vi avessi amata—egli disse seriamente.
—Vale a dire?
—Che ci vuole una grande tenerezza, per dimenticare quello che mi avete fatto: e una grande tenerezza non viene che da un grande amore.
—Bella rovina, illuminata a chiaro di luna—ella disse, non ridendo, tetramente.
—Ognuno dà quello che può—Giovanni rispose, con una tristezza semplice.
Clara tacque. Scherzava con un tagliacarte giapponese e se ne pungeva le dita. A un tratto, si rivolse tutta mutata: