Fu l'unica parola profondamente disperata che le uscì di bocca, in quello strano duetto. Ma, adesso, i loro scarsi e rari colloqui diventavano penosi; vi aleggiava una tristezza infinita, i loro volti erano distratti e assorbiti, un soffio di gelo chiudeva la coppia amorosa. Amorosa? Niuna parola d'amore, più. Ella, a poco a poco, gli scriveva meno. Egli se ne lagnò:

—Perchè mi scrivi così poco?

—Ti affliggerei, scrivendoti.

—Tu puoi dirmi tutto, lo sai.

—Non ho da dirti nulla.

Anche quando si vedevano, la conversazione si rallentava fra loro. Prima, Clara si interessava a tutta l'esistenza di Giovanni lasciandosi narrare le sue noie e le sue soddisfazioni: adesso, ella non lo interrogava più. Se egli voleva dirle qualche cosa, lo ascoltava, ma con gli occhi velati, quasi non intendendo.

—La tua anima è lontana, Clara—le disse, una sera.

—Non è che malata, tanto malata—ella si lamentò.

—Non speri di guarire?

—Sperare di guarire? Questa guarigione è anche la morte.