—Sempre. Io odio la luce, in città.

—Ah!—ella disse, senza chiedere altro.—E ci state solo, qui?

—Ho un servo: l'ho mandato via.

—Non vi annoiate, solo!

—No, mai. Salvo quando vi aspetto.

—Io sono venuta puntualmente—ella soggiunse, subito, volendosi difendere.

—Sì, sì, cara—e le baciò le due mani.

Paolo Spada era innamorato molto, in quell'ora, e la piccola donna vestita di un bigio comune, di un vestito che egli le conosceva già, gli piaceva moltissimo: ella era in casa sua: lo amava, ella, perchè era venuta a lui, senza maggiori indugi, senza pretese, senza domande di fedeltà, senza patti: lo amava, tutto lo diceva in lei: eppure egli indugiava a chiederle di esser sua, così, per prolungare quei minuti, così tranquilli, sicuro oramai di lei, come della luce del sole. Adele Cima guardò le rose. Egli si alzò, e gliene dette due, le più belle. Essa non le odorò, non le mise alla cintura, le tenne mollemente fra le dita, quasi senza guardarle.

—Non amate le rose?—le chiese Paolo Spada.

—…. Sì.