Vi era tanta desolazione paurosa, in questa esclamazione, che Chérie si turbò.

—Spegniamo anche la lampada, allora—ella suggerì, cedendo alla strana emozione di Paolo.

E toccando un bottone, nascosto dietro la cortina di lampasso del letto, la lampada si spense. Ombra perfetta. Stavano, così: egli in piedi, presso la sponda del letto: ella, sollevata sui cuscini, tenendogli le braccia al collo, ma senza stringerlo, senza toccare il suo volto.

—Sei contento, ora?—ella domandò, pianissimo.

—Sono tranquillo.

Un profondo silenzio regnava in quella stanza, piena di tenebre; si udivano i due respiri, quello di Chérie calmo, eguale, lieve come quello di un fanciullo, quello di Paolo Herz più forte, un po' affannoso, talvolta.

—Ti do noia, così—ella chiese dopo qualche tempo, sembrandole che
Paolo avesse il petto oppresso.

—No, cara.

—Mi vuoi bene?

—Sì, cara.