—No—ella rispose, subito—Non soffro, io. Non sono mica una creatura sentimentale—e sorrise un pochino, fuggevolmente,—Sono un po' malinconica, talvolta: quando mi dicono che ho malato il cuore. In generale, mi annoio spesso. Ora, da qualche tempo, mi annoiavo moltissimo…
Chérie parlava con molta disinvoltura, senza però giungere a dare un'aria di perfetta naturalezza a quello che essa diceva. Le sue mani mettevano in ordine, macchinalmente, degli oggetti di porcellana della Cina, tutti bianchi, in una scansia e così, spesso, ella distoglieva i suoi occhi da quelli di Paolo Herz.
—Tu sei venuto—ella riprese—… io ho subito pensato di partire con te. Giusto… questo ti serve, anche… la cosa sarà utile ad ambedue…
—Tu sei buona—mormorò Paolo Herz, subitamente intenerito.
—Oh, non tanto! Faccio anche il mio interesse… sono una donna interessata…
—Povera Chérie!
—Perchè mi compatisci? Non compatirmi. Va a fare le tue valigie, per partire.
—Così presto?
—Bisogna sempre partire subito, quando si vuol andar via. Se si ritarda, si resta.
—Tu dici che bisogna andar via?—egli chiese, guardandola, coi suoi torbidi occhi pieni d'incertezza.