—Non vi rattristeranno, esse?
—Sì: ma non importa.
—L'istesso fenomeno del mondo fisico, fra me e voi, si è sempre riprodotto nel mondo morale. Vi ho ammirata sempre, lo sapete, perchè il vostro carattere ha qualche cosa di assolutamente personale, perchè sotto il vivido sfavillare dello spirito, ho ritrovato un senso equo della vita, perchè a traverso gli erramenti naturali del cuore, il vostro onore mi è parso buono e perchè in mezzo a tutte le inevitabili influenze di corruzione, avete tanta ingenuità infantile. Ciò è così nuovo in una donna moderna ed è così inaspettato, in voi, che sono stato e sono innamorato della vostra anima…
—Ma non sempre innamorato?
—Non sempre! Ciò che voi dite, in certi momenti, mi pare senza colore e senza sapore, come il cinguettìo di un uccellino senza cervello e io mi domando, se dietro la vostra bianca fronte, havvi veramente un pensiero. Mi sembra che il vostro spirito sia quello comune a qualunque altra donna, senza intelligenza: e che la vostra bontà sia quella debolezza naturale del cuore muliebre, quella volgare impotenza a odiare, a fare il male, che si scambia tante volte, fallacemente, con la bontà. La vostra sentimentalità mi pare insipida e la vostra ingenuità mi fa l'effetto di una puerilità scema…
—Triste!
—Non basta. Dopo ciò arriva, costantemente il periodo della irritazione morale. Allora, sì, allora non solo dubito di amarvi, ma sento che mi diventate così odiosa, che tutto il mio cuore si solleva, si ribella contro di voi. Vi ritengo per una donna completamente falsa, in ogni vostra manifestazione. Fredda, se avete l'aria appassionata; ipocrita, se avete l'aspetto sentimentale; maligna, se scherzate; sleale, se vi abbandonate a delle confidenze; e sovra tutto bugiarda, bugiarda nelle prove di bontà, bugiarda nelle espressioni di equità, bugiarda nella ingenuità, bugiarda nella tenerezza, incapace, incapace di una verità, mai!
—E poi? E poi?
—Improvvisamente il suono della vostra voce, dicente una parola; una lettera scritta da voi ad altri e che io leggo per caso; l'aver conosciuto lo scopo di una vostra passeggiata, di una vostra, visita; il velo delle lacrime nei vostri begli occhi; la morte del sorriso sulle vostre labbra; una impressione simile, un fatto vago e fuggevole, mi ridanno, intiera, tutta la malìa che la vostra anima esercita su me…
—Ma, allora, in tanta incertezza, come siete giunto a credere che mi amate?