— Ci vuole il filo bianco.

— Bisogna domandarlo alla bidella.

— Non ci sta.

E si guardavano, l’una nell’ammirazione dell’altra, come se le altre bimbe non esistessero, aspettando l’ora dell’uscita, per andarsene pian piano, tenendosi per mano, dicendo di queste cose:

— Oggi ci stanno i maccheroni.

— Mammella ha fatto la cicoria.

*

* *

Ma l’ora lunga e difficile fu quella dei lavori donneschi. Poche sapevano fare la calza, qualcuna sapeva far l’orlo: e di queste, poche avevano [pg!097] il filo e i ferri e l’ago e il ditale e qualche cosa da orlare. Santelia cuciva già una camicia. Cavalieri si bucò un ditino, ne sprizzò il sangue, lo succhiò e non volle più cucire. Tecchia e Buongarzone avevano la calza e lavoravano, urtandosi coi gomiti, dure dure, come se contassero le maglie. Le altre che non cucivano e non facevano la calza, non potevano star ferme, non potevano tacere. Dovetti andare molto in collera per ottenere un po’ di silenzio. Dopo cinque minuti, una vocina timida mi chiese:

— Maestra, fateci un favore.