— Cattiva, che non vuoi dirmi nulla!

— Non esiste. Se esistesse...

— Che faresti?

— Andrei a lui francamente e gli direi: ti amo.

— E se egli non ti amasse?

— Morirei.

— Non parlare di morte, mi sgomenti: voi altre inglesi siete capaci di tutto.

— Non ti spaventare — disse miss Daisy, sorridendo un poco. — Il cavaliere del mio cuore non è giunto ancora.

E si guardarono, affettuosamente, come due amiche che si sono detto tutto, tenendo ognuna per sè il segreto. La gente cominciava ad uscire dal ballo e passava innanzi a loro: qualche conoscenza, qualche amica si fermava un momento, scambiava qualche parola con le due fanciulle e andava via. A un tratto, nel salone da ballo, una dama comparve, donna Maria di Lanciano: una dama alta e snella, dal busto lungo e fine, dalle braccia magnifiche, dal collo grasso. I fulvi capelli erano rialzati sul capo, in una densa massa corruscante: e un diadema ducale, a stelle, vi scintillava. Ella vestiva di nero, cosa strana, in un ballo: un lungo strascico di amoerro nero ondeggiava dietro, con onde cupe. Una collana di brillanti scintillava sul petto: e le maniche erano soltanto due fitte strisce di brillanti, che reggevano il vestito sulle spalle nude. La bocca grande ed espressiva scopriva i denti brillanti, simili a quelli di Berenice, nella novella di Edgardo Poe. Gli occhi verdi, assai verdi, erano profondi di luce smeraldina. Ella era ferma, sotto l'arco della porta — e non parlava, sorrideva a qualcuno, che era ancora nel salone da ballo. Questo qualcuno la raggiunse, le offri il braccio, muto, guardandola negli occhi, guardandola nel sorriso. Era don Francesco. Lentamente, ma senza parlare fra loro, don Francesco, il bel principe indifferente e freddo, donna Maria di Lanciano, la bella dama vestita di nero, passarono innanzi alle due fanciulle, senza salutarle, senza vederle: se ne andarono, muti, uniti dalla lieve catena del braccio, ma così uniti, così uniti che nulla parea potesse mai mai dividerli.

Le due fanciulle si guardarono in viso — e si trovarono egualmente, mortalmente pallide.