— E zitto, zitto, Fortunatina! Non gridate, che è peggio! Un poco di pazienza, un poco di pazienza!

— Mammà, mammà, io ho paura della polizia, — mormorò con voce soffocata, una delle bambine a sua madre.

— E questo ci manca, che le bambine si mettano a strillare!

Intanto, dei passi si udirono nella stanza attigua. Immediatamente, vi fu un silenzio di terrore nelle stanze delle donne. Macchinalmente donna Carminella aveva acceso un piccolo lume a petrolio, che era sovra un comò e nella stanza si era diffusa una luce più viva. Le tre donne erano tutte sollevate sui letti; Maddalena Sgueglia mostrava un viso consunto, affilato, sotto una massa di capelli castani disciolti e un par d'occhi stralunati; Fortunatina aveva un volto tutto divorato dal vaiuolo, a trent'anni, mostrandone cinquanta, rotta dalle fatiche, dalla fame, dalla mancanza di riposo: e la terza donna col lenzuolo tirato sulla figura, quasi a nascondersi tutta, lasciava vedere solo la sua fronte giallastra e rugata e un par di occhi infossati sotto le orbite, occhi di umiltà, di tristezza e di spavento. Adesso, dall'altra stanza, dei rumori si udivano, un parlottar concitato, un affrettarsi di esclamazioni fra ironiche e rabbiose, un andare e venire di passi. Donna Carminella, immobile, rigida, vinta anche essa da un terrore che non giungeva più a nascondere, tendeva l'orecchio, ma non osava muoversi dal centro di quella stanza. Tutte sembravano impietrite: e le due bimbe avevano nascosto il viso sul petto della madre, chiudendo gli occhi.

Di nuovo, la porta si aprì: entrò il delegato seguìto da due guardie in divisa. Il delegato era un giovanotto trentenne, alto, con un paio di mustacchi sottili, di lineamenti non brutti, ma con un'aria così dura di sbirro, con un aspetto così seccato e irritato di quelle visite, a quell'ora, che tutto il suo viso ne diventava ripugnante. Senza salutare nessuno, si avvicinò al letto di Fortunatina, la serva: costei lo guardava, senza fiato, pallidissima.

— Che fai, qui, tu? — egli chiese con voce forte e rude.

— Dormo.... dormo.... Eccellenza....

— Non hai casa?

— Mi mancano i mezzi. Eccellenza.... non ho nulla....

— Sei vagabonda, eh? — disse il delegato, con un ghigno di disprezzo.