— O madre cara, madre cara.... o madre nostra.... come faremo.... come faremo.... madre nostra, diteci voi, che faremo.... che faremo? — esse andavano dicendo confusamente, con certe voci dove il dolore assumeva ora dei toni puerili, ora dei toni tragici.
La povera vecchia badessa, in mezzo alle sue quattordici monache, sembrava, adesso, più curva, più stanca, più disfatta che mai, sull'orlo della tomba. Forse, in quel momento, ella pensò quanto meglio sarebbe stato per lei di esser morta, anzi che vedere l'ora inaspettata e lugubre: ma non lo disse, parendole una empietà.
— Sua Eminenza, — ella mormorò, rivolgendosi al confessore, — non ha potuto fare nulla per noi?
— Tutto ha tentato, Sua Eminenza, — rispose il prete, tristemente. — È andato persino a Roma, apposta....
— Senza riescire a niente?
— A niente, cara madre.
Un lungo, replicato gemito, risvegliò novellamente gli echi di quel coro: sul loro destino implacabile, le monache piangevano e si lamentavano.
— Ma il Papa? Il Papa? — esclamò la vecchia badessa, con accento di profonda riverenza. — Il Papa? Non può intervenire, lui, per noi, sue figlie, sue serve?
— Non ha potuto intervenire. La legge novella è chiara, — disse il povero sacerdote, costretto a diminuire, involontariamente, il prestigio del Capo della Chiesa innanzi alle monache.
— Che legge! Che legge! — esclamò vivamente una monaca, suor Giovanna della Croce. — La nostra legge ci dice di vivere e di morire, qui.