— Per assicurarvi l'avvenire, figliuola mia, — replicò suor Giovanna della Croce.
— Oh! — esclamò quella, con voce un po' trepida. — In questo, avete ragione. Non si può mai esser certi di nulla, a questo mondo!
E malgrado la penombra, suor Giovanna della Croce vide che la povera donna era diventata pallida sotto la sua cipria.
— Sì, qualche volta penso che Ciccillo mi possa lasciare. Anzi, vi penso spesso. Quando ritarda, quando resta un giorno senza venire, quando è silenzioso, quando è di cattivo umore, vi penso e mi tormento, zi monaca!
Tutta la beltà bionda, fresca e lieta di Concetta Guadagno era conturbata, ora, da una tristezza: i suoi occhi cilestri si erano come sbiancati; la sua bocca tumida aveva il gonfiore delle lagrime imminenti.
— Non vi crucciate, figliuola mia, — disse vagamente la monaca, pentita di aver messo quel discorso.
— Sì, mi debbo crucciare. Sono così quieta, contenta, felice, in questa casa, dove non mi manca niente. Se sapeste che ho sofferto prima. Che orrore, Dio mio, che orrore! Se Ciccillo mi lasciasse, che ne avverrebbe di me?
— Se vi vuol bene....
— Mi vuol bene.... mi vuol bene.... ma vi sono tante altre donne, che egli vede e che gli piacciono certo.... ma la sua famiglia mi è contraria.... che ne so, io, se mi vuol bene?
— Bella mia, raccomandatevi a Dio, — disse la monaca, non sapendo dire altro.