— È vero, è vero! Dio mi deve aiutare. Mi debbo mettere nelle sue mani, suor Giovanna mia. Voi siete un'anima santa, assistetemi pure voi. Facciamo dire una messa, due messe, non vi pare?
— A che scopo, figlia mia? — chiese la monaca tutta stupita.
— Per raccomandarmi al Signore, che Cicillo non mi lasci. Io sono persa, capite, se mi lascia. Due messe: una allo Eterno Padre, di Santa Chiara, perchè vi andavo sempre, quando ero piccola e abitavo a San Sebastiano: una a Santa Maria Egiziaca, che ne sono tanto devota, di Santa Maria Egiziaca; è stata una peccatrice penitente, come me!
— Ma che gli dico, al parroco? Io non gli posso dire la vostra necessità.
— La sa Iddio, la mia necessità. Dite: secondo l'intenzione di una devota peccatrice. E date cinque lire di elemosina, per ogni messa. Giusto, domani è domenica. Ci dovete andare oggi.
— Come volete, come volete, — disse umilmente suor Giovanna della Croce. — Per qualunque cosa, mettiamoci nelle mani del Signore.
— Sì, sì. Esso deve inspirare a Cicillo di non lasciarmi mai. Le messe, le messe, ne farò dire anche delle altre, sorella mia!
— Recitate il rosario, ogni sera, — mormorò teneramente suor Giovanna della Croce.
— Lo recito, lo recito sempre! Me lo dicevo anche allora, figuratevi! Io ci credo tanto! Sono così buona, ora mi faccio il fatto mio, non vedo nessuno, Dio non mi deve togliere Ciccillo.
— Dio vi aiuterà, — finì per dire la monaca, trascinata da quel sentimento vero di sgomento e di tristezza.