— Io vorrei andare a letto, muoio di stanchezza e di tristezza. Se vi è qualche novità mi chiamate subito, n'è vero, zi monaca?

— Non dubitate.

— Il bambino riposa quietamente. Dio lo benedica: e mi conservi sua madre!

— Così sia, — rispose piamente la suora.

Gaetano Laterza si allontanò. Era quasi mezzanotte. Sempre con quel respiro piccolo, breve, ma eguale, la inferma, supina, con un viso assottigliato e ancor bello, dormiva. Lentamente, suor Giovanna della Croce, dopo aver riordinato, in silenzio, a passi cautissimi, la camera, era tornata al suo seggiolone; lentamente le sue labbra e la sua mente avevano finito di ripetere le sue giaculatorie; la stanchezza grande la vinse, l'addormentò come un piombo, con un respiro un po' pesante, un po' ansante, di vecchia.

Uno stridìo della lampada da notte, lo stridìo particolare che, nel convento di suor Orsola Benincasa, nel tempo dei tempi, l'aveva sempre svegliata, la destò di soprassalto. Con un batticuore, ebbe un momento crudele d'illusione: si credette ancora nella sua alta cella, sul colle, dove aveva passato trentacinque anni a servire il Signore, dove aveva sperato di vivere e di morire, Iddio servendo, serbando la fede e il rito: un minuto intenso d'illusione che precipitò subito, dinanzi alla verità, in quella realtà di una stanza di malata, di puerpera esausta, che un nuovo assalto del male poteva far morire, accanto a un'altra stanza dove dormiva, nella breve culla, il piccolo, fine neonato. Con passo vacillante, caduta nella realtà della sua opera servile, in un ambiente profano, dove tutte le ragioni fisiche della vita, del sesso, della generazione trionfavano, suor Giovanna della Croce andò a versare dell'olio nella lampada languente, il cui lucignolo fumicava. Così, nella notte, lassù! Tutto era scomparso, finito per sempre, da tempo. Forse, neppure lei era più la medesima suor Giovanna della Croce, sotto il profondo mutamento delle cose. Quando ritornò accanto al letto, si accorse che erano già le tre e che Maria Laterza la guardava con un par d'occhi spalancati e vivaci, mentre tutto il giorno li aveva tenuti languidi e socchiusi, o chiusi addirittura.

— Avete dormito bene? — le domandò, china sul letto.

— Non ho dormito, — rispose con voce singolarmente forte, la malata.

Eppure, suor Giovanna della Croce l'aveva vista riposare quietamente, a lungo!

— Ho pensato, sorella mia. Ho pensato molto.