— Non parlate tanto, — mormorò la suora, tenuta ferma dalla mano della malata, immobilizzata, curva sul letto.
— Io farò altri figli, vedrete! Ora, ho cominciato, non finirò più di fare figli. Ogni volta, ogni volta tutto il mio povero sangue se ne andrà via, appresso ai figli: ma la Madonna di Pompei mi salverà, il chirurgo mi scamperà, voi mi assisterete e io guarirò. È vero, che mi assisterete? Non mi dovete abbandonare, con tutti questi altri figli che io debbo fare!
— Ma non parlate tanto, per amor di Dio!
— Perchè vi spaventate? Io sto benissimo. Non lo vedete, come sto benissimo? Andate a dirlo a Vittorio, al mio piccino.
— Dorme, il poverino: e non capirebbe ancora.
— Un ufficiale di marina capisce tutto, mia cara suor Giovanna. Voi siete monaca e non le comprendete certe cose. Del resto, sto benone. Volete andar a dirlo a mio marito Gaetano?
— Anch'esso dorme, poveretto: era così stanco!
— Lo so, lo so, lo so. Ha scritto il romanzo, tutta la sera, lo so, l'ho visto di qua. Credete che sieno conti, quelli del Banco di Napoli, quelli che fa? No. È un romanzo, un bel romanzo, triste, triste, così triste, mia sorella!
— Non parlate, non parlate, vi volete rovinare.
— Sto proprio bene, suor Giovanna, e vi debbo dire tutto. Sapete che è quel romanzo? Quella storia così triste, che scrive il mio caro Gaetano? È la storia del nostro amore, tutta la nostra storia. Ora io ve la racconto....