‟O sora Rosa, nessuna di queste va!”

‟Figlio mio, che v'ho da dire? Le camice si sciupano presto, a lavarle e stirarle sempre, con quel lucido che vi mangia la tela....”

‟Ma come faccio, io, ora?”

‟Facciamo la barba alle camice, si radono le sfilature.”

‟Ma che, ma che....” fece l'altro crollando il capo desolato.

‟Tenetevi questa che portate, è buona ancora....”

‟Ma vi pare, sora Rosa? E indecente, mi occorre una camicia fresca, lucida: ho da andare in teatro, dalle signore, dappertutto, non posso farne senza....”

‟Figlio mio, quello che posso fare è di darvene una di Toto mio, ma non vi andrà, è troppo più grasso di voi....”

‟No, no. Sora Rosa, piuttosto fatemi un favore, ve ne prego, andate a comprarmene una, dai De Paolis, qui al Corso: prendete la misura del collo, la camicia costa otto lire e cinquanta, eccole qua.”

‟Io, sor Riccardo mio, per voi ci vado volentieri, che fosse per un altro, non lo farei; ma qui, in casa non ci ho nessuno, se bussano, mi dovreste fare il favore di aprire.”