‟Va bene, sora Rosa, aprirò....”

‟Già non verrà nessuno, ma se capitasse Toto, ditegli che torno subito, avesse a pensar male....”

E la romana chiacchierona, dal floscio viso cinquantenne, se ne andò, dicendo ancora qualche parola contro le lavandaie, e raccomandando la porta a Riccardo.

Costui, già distratto, cercava nel cassetto una cravatta bianca e i bottoni di metallo dorato per la camicia: e nel cassetto era una gran confusione di cravatte smesse, di guanti vecchi, spaiati, di calzettine di seta dal tallone bucato: e prima di raccapezzare i cinque bottoni, la cravatta bianca, il fazzoletto di batista pulito, un paio di guanti presentabili, Riccardo dovette perdere la testa, rimestare in tutti i cassetti, in tutte quelle anticaglie, buttando in aria certe camice da notte un po' logore, scotendo i vecchi gilets estivi, tutto un ciarpame di roba inutile, un rimescolío di stracci eleganti e buoni a nulla.

Lo tenevano la malinconia e il dispetto: la malinconia, perchè oramai non avrebbe più potuto pranzare al Caffè di Roma o da Morteo, non aveva più che dieci lire e cinquanta, non poteva rimanere senza un soldo, doveva andare all'Apollo, all'Esquilino, aveva bisogno della carrozza, e ad andare in una trattoria mediocre ci soffriva troppo; e il dispetto di quella mancanza continua di quattrini, il dispetto di quel continuo squilibrio, il dispetto dell'assetato a cui danno due dita di acqua. Andava su e giù nella stanzetta magramente mobiliata, con un tappeto stinto sul pavimento, con un lettuccio stretto stretto; e la fioca stearica si agitava al passaggio nervoso del pallido scrittore.

Alla fine si decise: aprì un balconcino, e chiamò un giovanotto, un cameriere in marsina senza falde che si pavoneggiava alla porta di un'osteria, là dirimpetto; costui dovette capire, perchè attraversò subito la strada, e si ficcò nel portoncino.

‟Portami da pranzo,” gli mormorò Riccardo piegandosi sulla ringhiera.

‟Che ho da portare? Gnocchi al sugo? Pollo alla cacciatora? Un po' di trippa in umido?”

‟Portami gli gnocchi e il pollo, ma subito.”

‟Vino e pane?”