Riccardo, guardando nel salotto, esaminava l'urna bianca, carica di fiori nevosi; ella ne profittò per dirgli sottovoce:
‟Voi dovete odiarmi?”
‟Chi vi ha detto nulla, signora?” rispose lui duramente.
Ella tremò e impallidì. Ma in questa don Pompeo Savelli entrò tutto sorridente, alto, magro, un po' angoloso, un po' duro. Riccardo provò una fitta così dolorosa che gli tolse il respiro: e pensò subito che non era possibile dirgli nulla; era troppo vergognoso parlare della cambiale a questo gran signore, mentre che lo accoglieva in casa sua. E sebbene la conversazione si allargasse, Riccardo taceva, confuso, turbato, combattuto crudelmente, ora decidendosi a dire tutto, immediatamente, ora sentendosene incapace, debole, avvilito: guardava l'azalea, come assorto.
‟Il poeta è innamorato: non parla;” disse ridendo don Pompeo.
‟È vero che è innamorato, Joanna? Di me forse?” stridette donna Tecla.
‟Obbedisco,” disse lui inchinandosi.
Sì, doveva dirglielo, era necessario, era meglio fare un atto solo di coraggio: don Pompeo era un gentiluomo, certo avrebbe acconsentito. Alla fine che costa una parola? E dopo averla detta si resta liberi per tre mesi: in tre mesi si trovano almeno dieci volte mille lire, si hanno amici, si lavora assai. Sì, sì, valeva meglio dirglielo! Ma don Pompeo era così dimentico, così gran signore, così lontano dagli affari, in quel momento! Ora egli parlava col ministro belga a Roma, forse di cose diplomatiche: non era quello il minuto propizio.
Poi don Pompeo provava a far chiacchierare donna Caterina Spinola, non era cortese interromperlo: Riccardo cercava di restar disinvolto, mentre febbrilmente seguiva con l'occhio ogni movimento di don Pompeo, e dava a sè stesso, a ogni minuto, una nuova dilazione. Donna Tecla partiva accompagnata da un giovane conte napoletano; vi fu un po' di movimento, don Pompeo andò ad accompagnarla sino al giardino: Riccardo Joanna rimase, mentre si faceva ancora della musica; donna Caterina Spinola, al pianoforte, accennava vagamente a quel poema di lamento che è lo Stabat di Pergolese. Riccardo ascoltava, trasalendo dolorosamente, perchè quella musica rispondeva al suo tormento: ma su quella musica così piena di pianto, donna Clelia, la bella signora frivola e sempre allegra, metteva un risolino breve e chiaro ogni tanto.
‟Che bella luna vi è in giardino!” disse don Pompeo rientrando.