‟Il signor Frati.”
‟Va bene; portami la posta.”
Il gerente depose sul tavolino un gran pacco di giornali, la resa, e sei o sette lettere. Joanna cominciò a sventrarle con un taglia-carte, e a scorrerle rapidamente.
Mattirolo di Torino chiedeva si diminuisse la spedizione d'un terzo; non lo volevano a Torino L'Uomo che ride; la resa era enorme. Il pretore di Campobello di Licata scriveva una lettera furiosa: da tre mesi respingeva ogni giorno il giornale spendendo due centesimi; volevano finire di mandarglielo, sì o no? non capivano che non voleva saperne di abbonarsi? Il Circolo sabaudo di Ragusa inferiore reclamava il giornale, a cui s'era abbonato, ma che non riceveva mai: perchè? Il Messaggiero di Trinitapoli si lagnava perchè non gli si accordava il cambio; tutti i giornali glielo concedevano; perchè L'Uomo che ride glielo negava? Non si degnava?
Joanna sorrise, scrisse sopra un foglio di carta col lapis rosso: ‟Si dia il cambio al Messaggiero di Trinitapoli,” e diede una scorsa a cinque o sei cartoline; ancora un rivenditore che chiedeva una nuova riduzione di spedizione, Carlo Erba di Milano che ordinava si cessassero le inserzioni dei suoi avvisi, il rivenditore di Bologna che pregava di passare all'Amministrazione del Fanfulla le 32 lire spedite per errore tre giorni innanzi. Infine, nell'ultima lettera, un consigliere della Cassazione di Firenze accludeva sei francobolli da dieci centesimi per sei arretrati, avendo smarrito sei appendici del romanzo di Ettore Malot, in corso di stampa.
Joanna chiuse nel cassetto la posta, si pose in tasca il telegramma di Brancacci, e andò a cercare il suo cappello, lasciando sul tavolino i francobolli del consigliere di Cassazione.
‟Se viene qualcuno a cercarmi, gli dirai che sono in tipografia; torno subito,” lasciò detto al gerente.
La strada ardente di lumi lo accolse con una ventata sciroccale piena di pioggia, che pareva il pianto pieno di lagrime d'un ragazzo, Riccardo si fermò un momento, pensando se dovesse andare su a prendersi l'ombrello di Bagatti o se dovesse montare in una botte; poi s'avviò a piedi per Piazza del Pantheon alla tipografia. Davanti alla stamperia l'acqua cominciò a cadere dal cielo con impeto: Joanna entrò in fretta, strisciando i piedi per asciugarseli sul cemento dell'androne.
In un camerotto piccolo, ov'era la cassa forte dello stabilimento tipografico, Giulio Frati, piccolo, tarchiato, con una capelliera che gli copriva il bavero rialzato del paletot, stava mezzo bocconi sulla prova della prima pagina, correggendo avidamente il suo articolo violentissimo contro Bismarck; e, correggendo, leggeva forte, con enfasi; Bagatti, panneggiato in una immensa pelliccia, col cilindro inclinato sulla tempia destra, col torace vestito d'un gilet di azzurro stellante e gonfio in avanti, ascoltava lisciandosi i mustacchi enormi ed esclamando e ammirando con veemenza meridionale.
‟Hai preso tu i denari da Gardini?...” disse Joanna a Frati.